martedì 24 gennaio | 16:09
pubblicato il 07/ott/2013 09:00

Vajont: geologi, abbiamo le nostre colpe

(ASCA) - Longarone (BL), 7 ott - I geologi italiani sono oggi in ricognizione sul Vajont per riscontrare, a 50 anni di distanza, le conseguenze della tragedia del 9 ottobre 1963.

Ieri hanno tenuto la conferenza internazionale sul disastro che costo' 1910 vittime. ''Qui una parte della geologia ha commesso degli errori, li ha commessi nella fase dello studio preliminare della progettazione dell'opera, se solo si pensa al fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita dove e' stata costruita, li ha commessi nella fase della costruzione, li ha commessi, forse ancor di piu', nella fase dei controlli.Non nascondiamo queste responsabilita', non ci sottraiamo a queste responsabilita'''. Lo ha affermato, Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, aprendo la Conferenza.

''Tuttavia ci fu chi, scienziato illuminato, capi' in tempo e allerto', ma allerto' chi non volle sentire. Non siamo stati soli infatti nell'incredibile susseguirsi di errori che portarono alla catastrofe - ha proseguito Graziano - ma in compagnia di ingegneri e tecnici che sbagliarono modelli, che non seppero capire e soprattutto che non ebbero la forza ed il coraggio di fermare tutto quando era ancora possibile. Ed in compagnia di funzionari pubblici che non controllarono, che approvarono progetto e varianti, una dopo l'altra, senza porsi molte domande, senza richiedere un minimo di verifiche, che non diedero ascolto a quegli altri geologi che avevano capito e che, come detto, allertarono chi preferi' non far sapere. ''La tragedia del Vajont e' figlia di omissioni e di superficialita' - ha concluso Graziano - di chi avrebbe potuto mettere a diposizione importanti elementi tecnici di valutazione e non lo ha fatto e di Organismi tecnici dello Stato che colpevolmente non hanno garantito lo Stato, non hanno garantito cioe' i suoi cittadini.

La diga e' figlia di un progetto ardito, approvato dal Consiglio Sup. LLPP e piu' volte modificato, per aumentarne l'altezza e quindi la capacita' d'invaso, senza che lo stesso Consiglio Sup. si sia mai posto il problema della stabilita' di quel versante, quello del famigerato Monte Toc, che era stato gia' oggetto di studi geologici corretti e che non aveva dato soltanto dei semplici segnali d'instabilita', ma dei veri e propri episodi di instabilita', prima e durante la costruzione della diga.

Eppure nessuno volle guardare, nessuno volle approfondire: la geologia, l'ambiente fisico, le condizioni al contorno erano poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco. Ancora oggi troppo spesso la geologia e' poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco''. ''Alla gente di Longarone, di Erto e Casso, di Castellavazzo, che dopo essere stata vittima, e' stata poi oltraggiata da istituzioni, da uomini politici, da uomini di apparato ed ahime' anche da uomini di scienza, chiedo di guardare alla geologia ed ai geologi con un rinnovato sentimento'' ha aggiunto Graziano. ''Non perche' la geologia ed i geologi abbiano fatto qualcosa per voi, ma perche' voi - ha detto Graziano rivolgendosi al popolo di Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo, presente al Palazzetto dello Sport - con il vostro insopportabile fardello di ricordi e di dolore, avete fatto tanto per noi e quello che avete fatto per noi lo avete fatto al Paese, che ora puo' guardare ai geologi come a sentinelle di un territorio che tutti insieme vorremmo piu' sicuro, piu' bello, piu' resiliente. A voi gente di questa terra bellissima, a voi gente lacerata da ferite invisibili ed insanabili, va tutto l'affetto della comunita' geologica italiana''. ''I geologi hanno fatto tesoro del Vajont. La geologia applicata nasce dal Vajont e dopo il Vajont - ha concluso Graziano - ed i geologi vi hanno costruito sopra la propria professione, sotto il profilo tecnico, tecnologico, scientifico e morale. Per tutti i geologi, per tutti gli studenti e per le future generazioni di professionisti il Vajont e' stato un punto di partenza, ma soprattutto e' stato un monito: mettere la scienza, la ricerca e la professione a servizio del Paese''. fdm/res

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