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pubblicato il 06/mag/2012 14:56

Ultrà morto a Pescara, assassino al night dopo uccisione Rigante

Ore contate per gli altri componenti del 'commando'

Ultrà morto a Pescara, assassino al night dopo uccisione Rigante

Pescara, 6 mag. (askanews) - Massimo Ciarelli, 29 anni, pescarese di origini rom, si è consegnato alle forze di polizia ieri pomeriggio, intorno alle 17, in un'area di servizio all'altezza di Francavilla al Mare, lungo l'autostrada A14. E' stato lui ad esplodere il colpo di pistola, calibro 38 special, che ha ucciso l'ultrà del Pescara, Domenico Rigante, la notte del primo maggio. "Oggi è il mio ultimo giorno da uomo libero", sono state le uniche parole pronunciate da Ciarelli durante l'arresto. Detenuto per motivi di sicurezza nel carcere di Vasto, anziché nel penitenziario di Pescara, questa mattina è stato interrogato dal pubblico ministero, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel corso di una conferenza stampa il questore di Pescara, Paolo Passamonti, e il capo della squadra mobile, Pierfrancesco Muriana, hanno spiegato che soltanto per un ritardo di dieci minuti l'uomo non è stato arrestato la sera stessa del delitto. Dopo aver ucciso Rigante, infatti, Ciarelli si è recato nel night che frequentava abitualmente, per salutare una donna a cui era particolarmente legato. Quando le forze dell'ordine sono arrivate nel locale, l'uomo si era già dileguato. Successivamente gli inquirenti hanno seguito i movimenti dei familiari dell'assassino in Puglia, nel Molise e lungo il litorale abruzzese, e sono riusciti ad individuare la persona che procurava viveri e vestiti di ricambio all'assassino in fuga. Ieri pomeriggio, sentendosi braccato, Ciarelli si è consultato con un legale di fiducia e ha deciso di costituirsi. L'abitazione nella quale aveva trovato rifugio si troverebbe tra Silvi Marina e Montesilvano, pochi chilometri a nord di Pescara. Sono stati individuati anche gli altri sei uomini, tutti di origini Rom, che hanno preso parte alla spedizione punitiva conclusasi con l'omicidio di Rigante. Gli inquirenti li tengono sotto controllo: stanno raccogliendo prove ed elementi per incriminarli, e confidano di ottenere risposte utili già nelle prossime ore, grazie ad indagini di carattere tecnico e scientifico compiute sul luogo del delitto. Il capo della squadra mobile ha lanciato un appello. "In quella casa c'erano altre sette persone - ha detto Muriana - qualcuno sa più di quanto ha detto e se vuole davvero giustizia, come continua a strillare in piazza, abbia il coraggio di parlare".

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