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pubblicato il 15/ott/2014 10:10

Truffa a imprenditori in crisi: prestiti presso finte banche

Due persone arrestate. Hanno raggirato i clienti per almeno 2 milioni di euro, sequestrate case e auto di lusso

Truffa a imprenditori in crisi: prestiti presso finte banche

Roma, 15 ott. (askanews) - È giunta al capolinea l'avventura dei fratelli genovesi Cortella, Daniel Dan David e David Franco, posti agli arresti domiciliari perché con gli pseudonimi italo-francesi Patrick Corvini e Dennis Corvelli si spacciavano come referenti di alcune fantomatiche società statunitensi con sede a New York e base operativa in Costa Azzurra, per truffare in tutta Italia imprenditori in crisi di liquidità. I finanzieri del Comando provinciale di Torino li hanno arrestatinelle abitazioni dei Cortella a Genova e all'aeroporto internazionale di Milano-Malpensa, poco prima che uno dei due partisse per Hong Kong con una donna ungherese, compagna di David Franco Cortella, anche lei indagata e prestanome di varie società. Le indagini, coordinate dalla procura di Torino, hanno permesso di accertare che i tre coinvolti erano strutturati in un sodalizio criminale transnazionale con base a Genova e ramificazioni operative all'estero (in particolare in Francia e negli Stati Uniti) e pubblicavano inserzioni pubblicitarie sui principali quotidiani a tiratura nazionale e riviste specializzate, per mezzo delle quali promuovevano l'erogazione di finanziamenti a tassi di interesse particolarmente convenienti (2% circa), dell'importo minimo di 500mila euro, apparentemente provenienti da fantomatiche banche statunitensi - società in realtà riferibili esclusivamente agli stessi fratelli Cortella - in favore di imprese, in assenza delle autorizzazioni previste dalla legge a tutela del sistema del credito e senza che, peraltro, tali finanziamenti venissero mai erogati. A cadere nella trappola circa un centinaio di imprenditori in tutta Italia (ma potrebbero essere di più), i quali si sono rivolti agli indagati nella speranza di superare difficoltà contingenti delle loro aziende, principalmente legate alla sfavorevole congiuntura economica ed alla difficoltà di accesso al credito nei circuiti bancari. Per risolvere tali problematiche, gli imprenditori hanno aderito ai finanziamenti proposti dai Cortella per importi compresi tra i 2 ed i 40 milioni di euro, riconoscendo, a fronte del rilascio di false garanzie fideiussorie, un corrispettivo in denaro pari ad 48mila euro per ogni milione finanziato, che accreditavano su un conto corrente, acceso presso la Jp Morgan Chase Bank di New York. I contatti con i potenziali interessati erano prevalentemente telefonici o telematici, mediante il costante utilizzo di false generalità, sfruttate anche nel corso di incontri di persona, frequentemente in Francia in uffici momentaneamente affittati o saltuariamente in Italia in alberghi in aree autostradali o aeroportuali. L'erogazione del finanziamento, prospettata come possibile ed in realtà mai avvenuta, veniva condizionata alla previa sottoscrizione, da parte dei clienti, di una polizza fideiussoria, da stipularsi con società americane proposte dagli stessi Corvini e Corvelli, previo versamento di una somma a titolo di acconto sul premio dovuto per la polizza fideiussoria. Ricevuto il denaro e senza aver concluso l'erogazione del finanziamento, i Cortella e la giovane ungherese con ulteriori operazioni di trasferimento estero su estero dirottavano il denaro su altri rapporti bancari, per lo più in Francia, in Italia, in Lussemburgo, negli Emirati Arabi, ad Hong Kong ed a Bali, allo scopo di farne perdere le tracce. I contatti con i clienti interessati proseguivano, quindi, con la fissazione di appuntamenti per l'erogazione del finanziamento richiesto; incontri prima rinviati e poi definitivamente disertati dai Cortella, che si rendevano irreperibili ai successivi tentativi di contatto delle vittime delle truffe. Attraverso tale meccanismo fraudolento, in poco meno di due anni, gli autori della frode hanno accumulato, per quanto sinora ricostruito, profitti illeciti per almeno 2 milioni di euro, in gran parte impiegati nell'acquisto di un prestigioso immobile in Costa Azzurra, di auto sportive di grossa cilindrata, in frequentazioni mondane, in costosi soggiorni esotici all'estero, noleggio di imbarcazioni di lusso e nel mantenimento di un altissimo tenore di vita. Nella giornata di domenica e di ieri l'epilogo della vicenda, mentre ancora i Cortella erano in piena operatività criminale in contatto con nuove potenziali vittime attraverso la pubblicazione di una ulteriore inserzione pubblicitaria sulla carta stampata, avvenuta lo scorso 12 settembre. Agli arresti ha fatto seguito, in esecuzione di un provvedimento del Gip di Torino, il sequestro di tre immobili in Italia a Genova e nell'alessandrino, di autovetture di lusso e di orologi preziosi. Red/Sav

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