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pubblicato il 22/ago/2013 10:50

Trieste/Cultura: civica benemerenza a Boris Pahor, scrittore centenario

Trieste/Cultura: civica benemerenza a Boris Pahor, scrittore centenario

(ASCA - Trieste, 22 ago - Domani il sindaco di trieste Roberto Cosolini conferira', nel corso di una solenne cerimonia, la Civica Benemerenza del Comune a Boris Pahor.

Pahor, scrittore triestino di lingua slovena che tra pochi giorni compie un secolo di vita, nato a Trieste il 26 agosto 1913, e' uno dei piu' grandi interpreti letterari viventi del nostro Paese, piu' volte candidato al Nobel per la Letteratura, e rappresenta un ulteriore esempio della tradizione culturale giuliana del Novecento, di cui fanno parte numerosi autori di livello nazionale e internazionale.

Ha vissuto e raccontato le tragedie dell'Europa durante il Secolo breve: perseguitato dai fascisti, arrestato e torturato dai nazisti, deportato nei campi di concentramento di Dachau, Natzweiler-Struthof, Dora Mittelbau, Harzungen e Bergen Belsen, e, inoltre, ancora bambino, nel 1920, assistette con la sorella Evelina all'incendio fascista del Narodni dom e in un'intervista del 2010 ebbe a spiegare la violenza subita con queste parole: ''...In seguito i fascisti mi avrebbero rubato la gioventu'. Eravamo sloveni, ci trattavano da schiavi, ignoranti. I fascisti svaligiarono le nostre biblioteche, distrussero i nostri libri, annientarono la nostra lingua. Dovevamo diventare italiani per forza...''.

Boris Pahor ha testimoniato nella sua opera gli orrori del passato, quelli del fascismo soprattutto nella silloge ''Grmada v pristanu''(Il rogo nel porto) e nel romanzo ''Parnik trobi nji'' (Qui e' proibito parlare), quelli del nazismo in particolare in ''Necropoli'', opera -quest'ultima- pubblicata in numerose lingue, dove ha saputo dare voce a coloro che non sono tornati, agli umiliati e offesi, tra cui anche all'irredentista e antifascista triestino Gabriele Foschiatti, suo compagno di lager. La sua condanna delle tragedie subite non e' mai una condanna delle nazioni o dei popoli, ma, invece, sempre una condanna dei totalitarismi e delle dittature, fortemente determinata da un lucido desiderio di verita', e che la sua parola non ha mai cercato di assecondare alcuna ideologia o convenienza politica, come comprovato anche dalla sua amicizia con Edvard Kocbek, figura di spicco nel contesto letterario e politico sloveno di fede cattolico-sociale, di cui condivise e pubblico' a Trieste nel 1975 la denuncia degli eccidi del Dopoguerra ed ebbe come conseguenza, tra l'altro, un pesante ostracismo letterario come pure il divieto di accesso in Jugoslavia per due volte e per lunghi periodi. fdm/mau

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