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pubblicato il 09/ott/2013 12:00

Totò Riina dietro nuove stragi? Le parole del boss fanno paura

Parlando coi parenti, il padrino dice: La Juve è una bomba

Totò Riina dietro nuove stragi? Le parole del boss fanno paura

Palermo, 9 ott. (askanews) - Le parole di Totò Riina, nonostante sia rinchiuso nel carcere milanese di Opera al 41bis, continuano a far paura. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, l'intelligence antimafia sarebbe concentrata su alcuni messaggi inquietanti che il Capo dei capi avrebbe rivolto ad alcuni suoi familiari, e che lascerebbero presagire il coinvolgimento del padrino corleonese nell'avvio di una nuova strategia della tensione contro i magistrati siciliani, in alleanza con la Sacra Corona Unita puglise. In particolare, i magistrati di Caltanissetta, partendo dalle indagini su una lettera anonima che lo scorso 26 marzo allertava la Procura di Palermo sulla possibile ripresa della linea stragista da parte di Cosa nostra, e sulla nuova alleanza tra Riina e i capi della Sacra Corona Unita, hanno passato al setaccio i colloqui del padrino coi suoi familiari, puntando l'attenzione su una frase in particolare: "La Juve è una bomba". Una frase non pertinente al tema del colloquio, tantopiù che Totò "u' curtu" è tifoso del Milan. "In un altro colloquio - scrive Il Fatto Quotidiano - il Capo dei Capi mette in guardia: 'State attenti' e un'altra volta esorta: 'Difendetevi'. a questo punto che i pm scoprono che nel carcere dove Riina è recluso dal 2003, tutti i soggetti messi ultimamente in socialità con lui sono appartenenti alla Sacra Corona Unita". Una vicinanza, quella dei Riina alla Puglia, confermata dal fatto che la figlia primogenita del boss, Maria Concetta, da tempo si è stabilita a San Pancrazio Salentino, paese in cui anche la madre, Ninetta Bagarella, starebbe valutando il trasferimento. "Se Riina ha dalla sua i boss pugliesi - prosegue l'articolo - e il loro arsenale, è la lettura dell'intelligence antimafia, il potenziale operativo dei corleonesi diventa altissimo". A questo quadro, inoltre, si aggiungono le recenti minacce ricevute dal pm Nino Di Matteo, per il quale già da alcuni mesi sono state portate al massimo livello le misure di sicurezza, e il tendenziale progressivo isolamento dei magistrati della trattativa. Tutti elementi che rendono concreto il timore per una nuova strategia di della tensione a Palermo.

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