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pubblicato il 18/feb/2013 19:01

Thyssenkrupp: Pm chiede sconto di pena per uno dei dirigenti (1 upd)

(ASCA) - Torino , 18 feb - In primo grado Cosimo Cafueri, dirigente della Thyssenkrupp, fu condannato a 13 anni e mezzo. Per lui soltanto, il pm Raffaele Guariniello ha chiesto questa mattina davanti alla Corte d'Assise d'appello di Torino al processo per il rogo in fabbrica del 2007 in cui morirono sette operai, una riduzione della pena: dieci anni di reclusione ritenendo le attenuanti equivalenti alle aggravanti. Mentre per gli altri imputati, a partire da Harald Espenhahn, amministratore delegato della societa' in Italia, condannato a 16 anni e 6 mesi per omicidio volontario con dolo eventuale e per la stessa azienda l'accusa ha chiesto la conferma delle pene: tredici anni e sei mesi ai dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci e al direttore dello stabilimento torinese Raffaele Salerno, 10 anni e dieci mesi al dirigente Daniele Moroni.

Questa mattina Cafueri, responsabile della sicurezza dello stabilimento torinese, unico tra gli imputati, si era presentato in udienza e aveva fatto una dichiarazione spontanea, nella quale a tratti commosso, ha sottolineato l'angoscia per quella tragedia: ''Non vi e' giorno in cui non pensi a quella notte''.

''Conoscevo personalmente quasi tutte le persone coinvolte quella notte, Rocco Marzo oltre a essere un collega per circa 30 anni era anche un amico e con alcuni ragazzi come Schiavone Scola e Rodino' c'era un rapporto che andava al di la' del semplice rapporto di colleganza''. Ricorda con la voce rotta dall'emozione le referenze che aveva scritto per far trovare un nuovo posto proprio a Rodino' figlio del suo collega e amico Giovanni. ''Quella notte - ha detto il dirigente - e' successa una cosa che non aveva niente a che fare con quanto io avevo avuto modo di conoscere in piu' di trent'anni di stabilimento''.

Cafueri, ha sottolineato in udienza che le sue possibilita' operative erano ''molto limitate'' dalla decisione ormai irreversibile di trasferire gli impianti torinesi a Terni. Una scelta che aveva bloccato l'investimento per l'impianto fisso di spegnimento a Torino: ''A seguito di quelle decisioni era evidente che non potevo piu' sollecitare alcunche''', ha osservato. ''Non avevo nessun potere di spesa o di decisione - ha sottolineato il dirigente che ha ricordato di aver fatto carriera a partire dalle semplici funzioni di operaio - nemmeno nella formazione del personale, perche' dipendeva da Terni''.

Cafueri ha piu' volte sottolineato che le decisioni spettavano innanzitutto a Salerno, ''eseguivo i suoi ordini'', ha riferito: ''Non ero un dirigente e tanto meno ero uno che nei fatti aveva i poteri di un dirigente. Le decisioni le assumeva il signor Salerno o chi era piu' in alto di lui''. Ed Espenhahn ha aggiunto parlava solo con Salerno. Dichiarazioni ''molto importanti'' ha replicato Guariniello che, ha aggiunto, ''forse non hanno fatto piacere ai dirigenti''. Nella sua requisitoria il pm, assistito dai sostituti Laura Longo e Francesca Traverso, ha comunque sottolineato il clima civile nel quale si e' svolto il processo malgrado una posta in palio ''altissima'', vale a dire ''il valore della vita e quanto gli imputati hanno valutato la vita umana nel suo lavoro. La nostra risposta e' stata - ha detto Guariniello - senza entusiasmo ma con convinzione la richiesta di 16 anni e sei mesi per l'ad Espenhan''. ''E' stato un processo di grande civilta' giuridica di cui il nostro paese puo' andare fiero'', ha concluso il pm dopo aver annunciato che questo sara' il suo penultimo dibattimento. Per il giudice piu' famoso in Italia sui problemi della sicurezza e della salute c'e' ancora la conclusione dell'Appello Eternit. Poi probabilmente un altro incarico lontano dalle aule giudiziarie.

eg/red/ss

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