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pubblicato il 23/ott/2013 20:55

Staminali: potenziare coi farmaci capacita' autoriparazione del cervello

Staminali: potenziare coi farmaci capacita' autoriparazione del cervello

(ASCA) - Torino, 23 ott - La relazione tra neurogenesi e malattie neuropsichiatriche e' il nuovo ed affascinante campo di indagine neurobiologica, in cui la cellula staminale neurale adulta costituisce un potenziale bersaglio, sia per interventi terapeutici di nuova concezione, sia per l'interpretazione dell'attivita' di farmaci da tempo utilizzati in ambito clinico.

Nel corso dei lavori della 36* Edizione del Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Farmacologia, a Torino fino al 26 ottobre , presieduto dal Pier Luigi Canonico, Presidente SIF e Professore ordinario di Farmacologia presso l'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale, una intera sessione di interventi sara' dedicata alla discussione di dati recenti ottenuti in questo ambito.

Spiega Mariagrazia Grilli, che coordina il Laboratorio di Neuroplasticita', con sede a Novara, presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale: ''C'e' voluto oltre un secolo per confutare il 'dogma' della neurobiologia che vedeva il cervello adulto impossibilitato a rigenerare i neuroni, ma solo destinato a perderne con l'invecchiamento. Una decina d'anni fa si e' confermato che anche nel cervello, come in qualunque altro organo, ci sono cellule staminali adulte, e che noi tutti abbiamo la possibilita', in alcune zone specifiche del nostro cervello, di formare, a partire da queste cellule, nuovi neuroni per tutta la durata della nostra esistenza. E' anche in parte grazie a questi neuroni nati in eta' adulta, che il nostro cervello puo' adattarsi alle nuove e continue esperienze e stimoli cui siamo esposti, ed essere 'plastico', continuare ad imparare ed immagazzinare nuove informazioni.

Inoltre, le staminali neurali adulte sembrano attivarsi in risposta a danno, nel tentativo di ripararlo''. Come farmacologi - continua Grilli - pensiamo alle numerose malattie neuropsichiatriche ancora in attesa di risposte terapeutiche adeguate e vediamo nelle cellule staminali neurali adulte un target per lo sviluppo di nuovi farmaci, che possano potenziare la capacita' di autoriparazione e di plasticita' del nostro cervello. E' stato ipotizzato che la maggior parte delle malattie neuropsichiatriche si associa ad alterazioni del processo con cui si formano questi nuovi neuroni. Uno degli obiettivi di noi ricercatori e' quello di capire cosa si altera in questo processo e comprendere se queste alterazioni contribuiscono, e in che misura, a malattie quali, ad esempio, ictus, disturbi di tipo cognitivo associati alla malattia di Alzheimer e all'invecchiamento, ma anche la depressione maggiore, disturbo bipolare, ecc.''.

Nell'ictus ed in altre malattie neurodegenerative, ad esempio, e' noto che le cellule staminali si attivano, a seguito del danno, nel tentativo di generare nuovi neuroni.

Purtroppo il microambiente in cui si vengono a trovare non permette che queste cellule o i neuroni cui esse danno origine sopravvivano o completino la loro maturazione, con la conseguenza che questo tentativo di autoriparazione fallisce o si esaurisce. Per questo, la farmacologia si prefigge lo scopo di studiare i meccanismi che regolano la neurogenesi adulta con l'ambizione, in futuro, di individuare farmaci che potenzino la produzione delle cellule staminali oppure facilitino la sopravvivenza dei nuovi neuroni, anche in un contesto che altrimenti non renderebbe possibile la loro integrazione nei circuiti.

''Siamo anche interessati a capire - avverte - se e come, all'opposto, alcuni farmaci di abuso possono causare effetti negativi sulle cellule staminali del cervello e quindi sulla plasticita' del cervello stesso, con conseguenze importanti sulla cognitivita' e sul tono dell'umore''.

red/mpd

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