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pubblicato il 10/ott/2013 12:00

Stamina, Vannoni: "Ridicola motivazione bocciatura ministero"

"Continueremo cure a Brescia e porterò il metodo all'estero"

Stamina, Vannoni: "Ridicola motivazione bocciatura ministero"

Roma, 10 ott. (askanews) - Le motivazioni con le quali il ministero della Salute e il comitato scientifico che hanno bloccato la sperimentazione del metodo Stamina, che usa cellule staminali mesenchimiali per gravi patologie neurodegenerative, per Davide Vannoni, ideatore del metodo e presidente di Stamina foundation "sono grottesche e ridicole". Vannoni però non intende arrendersi: "Continueremo a curare i pazienti agli Spedali di Brescia", ha assicurato al telefono a TMNews, spiegando che sono già in cura 40 persone, altre 120 sono in lista di attesa, ulteriori 40 aspettano il giudizio definitivo dei tribunali e "tanti altri sceglieranno il ricorso alla magistratura". Intanto anche Stamina ha scelto di ricorrere alle aule giudiziarie: "Abbiano presentato due ricorsi, il primo - ha spiegato Vannoni - al Tar del Lazio contro il comitato scientifico sulla sperimentazione perché non era imparziale, tre quarti dei componenti avevano già espresso il loro parere contrario; perché ha bloccato una sperimentazione prima ancora che partisse, non ha bocciato la cura bensì l'opportunità di vedere se la cura funzionava. Il suo compito era fare il disegno clinico della sperimentazione, quali laboratori usare, quali criteri di valutazione, et similia, non esprimersi sul protocollo". Inoltre "c'è anche un problema di competenza: medici e non biologic hanno giudicato un protocollo biologico". Il secondo ricorso, ha spiegato ancora il presidente di Stamina Foundation, è al Tar della Lombardia, "presentato insieme agli Spedali civili di Brescia contro il blocco Aifa" e - ha sottolineato - "in quell'occasione presenteremo le cartelle cliniche dei pazienti che mostrano i miglioramenti che hanno avuto con le cure". E non solo, Vannoni porterà la cura anche all'estero: "Ci sono pazienti che si stanno organizzando per fare la cura all'estero e se ci saranno le condizioni, noi li seguiremo", e all'estero porterà anche la sperimentazione, "all'università di Miami, dal professore Camillo Ricordi", direttore dell'Istituto di ricerca sul diabete e del centro trapianti cellulari di Miami. E non sembra la sola possibilità: "All'estero sono interessati alla sperimentazione, qualunque scienziato al momento è interessato a sapere se una cura funziona". (segue)

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