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pubblicato il 24/set/2013 13:34

Siria: Save the Children, 2mln bambini combattono contro fame

(ASCA) - Roma, 24 set - Sono migliaia i bambini uccisi nel conflitto siriano, ma ce ne sono almeno altri 2 milioni all'interno del Paese che stanno combattendo una guerra quotidiana con la mancanza del cibo necessario per sopravvivere. Questa l'evidenza sottolineata nel rapporto 'La Fame in una Zona di Guerra' di Save the Children, diffuso oggi per lanciare un forte appello in occasione dell'apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, attraverso le terribili testimonianze dei bambini siriani e delle loro famiglie costrette ad una lotta disperata per poter nutrire i propri figli.

La guerra ha infatti distrutto l'economia della Siria, dove l'indice di Sviluppo Umano e' regredito di 35 anni.

Quasi 7 milioni di abitanti sono caduti in poverta' dall'inizio del conflitto, la produzione di grano e' scesa a meno della meta' del livello a cui era prima della crisi e il costo degli alimenti e' schizzato in alto fuori controllo, mentre quello dei rifornimenti di base e' raddoppiato. Anche chi ha un lavoro, a causa dell'inflazione, non riesce piu' ad acquistare cibo a sufficienza, come dichiara ormai il 40% delle famiglie in 7 governatorati dove e' stato possibile fare una rilevazione. ''Nelle citta' di Damasco, Homs, Aleppo, Idleb, oltre alle violenze e agli abusi compiuti sulla popolazione civile riportati dalle notizie dei media c'e' un'altra crisi umanitaria invisibile al resto del mondo, quella di intere aree che sono state circondate e deliberatamente assediate, dove 2 milioni di persone, per la meta' bambini, sono rimaste intrappolate senza accesso al cibo, con il terrore di bere l'acqua perche' inquinata o che la persona sbagliata potesse sentire il pianto dei loro bambini e scoprire dove erano nascosti. Nelle aree rurali della sola Damasco un bambino su venti e' malnutrito, e il 14% e' gia' affetto da malnutrizione grave,'' ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

In queste aree e anche in altre zone del Paese, le famiglie non sono piu' in grado di produrre o comprare abbastanza cibo, in migliaia vivono sotto tiro senza accesso alla quantita' di alimenti necessaria per poter sopravvivere, dovendo spesso scegliere tra la fame e il rischio di essere colpiti dai cecchini uscendo alla ricerca di cibo o acqua da bere. Save the Children ha raccolto racconti di bambini costretti a sopravvivere con niente piu' di un piatto di legumi o un pezzo di pane per giorni, intrappolati con le loro famiglie nelle cantine a causa delle esplosioni. ''C'erano momenti in cui eravamo circondati, cadevano le bombe, non c'era cibo per me e per i miei fratellini, stavamo nascosti mangiando un pomodoro e mezzo a testa al giorno, per giorni. Altre volte la mamma trovava un po' di farina e faceva del pane, perche' quello che vendeva una macchina che passava ogni tanto era troppo caro per noi. Ci siamo addormentati con la fame molte volte,'' racconta Sami, 12 anni, che ha abbandonato la Siria per fuggire in Libano un mese fa. La sua famiglia si e' dovuta spostare piu' volte all'interno del Paese per cercare un posto sicuro, nascondendosi dove capitava come quando l'unico riparo possibile e' stata una tubatura delle fogne.

''I bambini vanno a letto nel mezzo di combattimenti - terrorizzati, soli, vulnerabili - con lo stomaco vuoto. E' comprensibile che ci sia un dibattito politico sulle future azioni in Siria ma e' evidente a tutti la necessita' assoluta di un accesso umanitario sicuro a tutte le aree del Paese.

Non c'e' piu' spazio per discussioni o tentennamenti: i bambini della Siria non devono patire la fame. In questo contesto, Save the Children Italia chiede in particolare che anche il nostro Paese dia un importante impulso al percorso negoziale e contribuisca cosi' alla risoluzione pacifica del conflitto, e mantenga fede agli impegni finanziari presi in precedenza e, laddove possibile, li incrementi,'' conclude Valerio Neri.

red/sam/alf

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