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pubblicato il 17/ott/2014 07:32

Sinodo alle battute finali tra frenate e la scoperta del dibattito

Divorziati, gay, coppie di fatto, la Chiesa scopre la discussione aperta

Sinodo alle battute finali tra frenate e la scoperta del dibattito

Città del Vaticano, 17 ott. (askanews) - Monsignor Vincenzo Paglia fotografa la situazione così: "Si nota quello che il Papa aveva voluto: una grande vivacità nel dibattito". Il sinodo straordinario sulla famiglia si avvia a conclusione. Sabato mattina viene pubblicato un "messaggio". Nel pomeriggio, poi, il momento clou. I 191 padri votano, paragrafo per paragrafo, la "relatio synodi", la relazione finale, frutto di due settimane di lavoro intenso, meditazioni spirituali, scontri dialettici, confronti civili e polemiche a viso più o meno aperto. "Andiamo verso una relatio attenta, importante - afferma Paglia a Radio vaticana - che non chiude ovviamente tutto il dibattito, ma apre un anno straordinario di lavoro e di impegno". Molto improbabile che il sinodo prenda decisioni. Quasi sicuro che apra la porta - da qui all'ottobre del 2015, quando si riunirà un secondo sinodo, questa volta ordinario, sempre sulla famiglia - ad ipotesi, sinora impensabili, come concedere la comunione ai divorziati risposati, ammettere le unioni gay, accogliere le coppie di fatto. Non sono mancate, in queste settimane, aperture inattese e frenate brusche. La relazione "post disceptationem", successiva cioè alla prima settimana di discussioni, presentata lunedì dal cardinale relatore Peter Erdo, ungherese, ha sorpreso più di un padre sinodale per la sua chiarezza. Per alcuni, una benedizione, per altri, una iattura. I gay dotati di "doti e qualità" da dare alla Chiesa, l'accoglienza alle unioni omosessuali, al cui interno c'è il "prezioso sostegno" a un partner e la possibilità che ci siano figli, sono, ad esempio, passaggi che ribaltano il pensiero pluridecennale della Chiesa, che accompagnava parole di prudente apertura alla puntalizzazione circa la natura "intrinsecamente disordinata" degli omosessuali. I progressisti hanno gioito. I conservatori sono sobbalzati. La versione inglese, nel frattempo, è stata ammorbidita, non si parla più di "welcoming", dare il benvenuto, ma "providing", provvedere ai gay. "Stiamo perdendo tutto", avrebbe esclamato in aula un porporato. La reazione è accesa, ed è naturale. Sui "valori non negoziabili" si è costruita una Chiesa per il trentennio di Karol Wojtyla (oggi ricorre la sua elezione alla cattedra di Pietro) e Joseph Ratzinger. Il presidente della conferenza episcopale polacca, connazionale di Wojtla, ha criticato apertamente queste aperture, fedele a una linea rigorista da sempre chiara e senza tentennamenti. Ci sono poi le divergenze culturali. Si sono espressi contro i passaggi sull'omosessualità diversi padri sinodali dell'Africa, dove il tema suscita reazioni e idiosincrasie culturali ben diverse che per esempio nella mitteleuropa. Il cardinale tedesco Walter Kasper ha preso le distanze dalla posizione africana con un'intervista che ha fatto gridare qualcuno alla xenofobia. Intervista però categoricamente smentita da Kasper in persona. Un altro cardinale tedesco, Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, un tempo la "suprema", avrebbe attaccato pesantemente, secondo altre fonti di stampa, la relazione intermedia. "Mi ha chiesto di dire che quanto è stato riferito, che lui avrebbe detto che la relazione intermedia è indegna, vergognosa e completamente sbagliata", ha riferito in mattinata il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, "non è vero, non è il suo vocabolario, non è il suo modo di esprimersi". La decisione di pubblicare la relazione di lunedì - in realtà si è sempre fatto ad ogni sinodo - è stata criticata da diversi padri sinodali "poiché, si è detto, essa - si legge in una sintesi vaticana - è un documento di lavoro che non esprime un parere univoco e condiviso da tutti i Padri Sinodali". E l'Osservatore Romano riferisce che la decisione di pubblicare anche le relazioni dei "circules minori", i gruppi linguistici che hanno preparato gli emendamenti, "è stata presa in un breve e serrato dibattito". Ai briefing quotidiani, intervengono, tra i giornalisti, anche attivisti pro-life statunitensi. Il cardinale Erdo, tendenza moderata, chiamato a difendere un testo che è però frutto di un lavoro collegiale, all'ennesima domanda sui gay, passa, con uno scatto, la parola a monsignor Bruno Forte: "Quello che ha redatto il brano deve sapere cosa significa". Scintille, accenti carichi, parole appassionate che, al di là del merito, la dicono lunga sui toni accesi del sinodo. La vera rivoluzione del sinodo è qui. Non si era mai visto un sinodo - inventato da Paolo VI, che questa istituzione collegiale inventò dopo il Concilio vaticano II, e nel corso degli anni svuotato di reale capacità di intervenire nella vita della Chiesa - dibattere in modo così aperto, a tratti brusco e disordinato, su questioni che dividono. Qualcuno temeva il "bavaglio" al sinodo a causa della decisione di non pubblicare gli interventi della prima settimana. "Tutti noi padri sinodali siamo estremamente liberi di esprimerci in interviste a volte più lunghe dei nostri interventi in aula e certamente più esplicite rispetto a una breve sintesi", ha commentato oggi il gesuita Antonio Spadaro. Alla fine, probabilmente, la relazione di sabato prossimo, che verrà pubblicata nei primi giorni della prossima settimana, non conterrà grandi novità. Verisimilmente controbilancerà le frase sui gay con considerazioni di prudenza e tradizione. Dedicherà molto più spazio alla santità delle famiglie cristiane, limiterà quello delle situazioni irregolari. Rimanderà al 2015 il nodo dei divorziati risposati, sul quale la relazione di lunedì certificava due linee contrapposte ma prospettava un'apertura alla possibilità di accedere alla comunione e le relazioni dei circoli minori sembrano spaccarsi. Più che chiudere, aprirà. Ma la Chiesa di Jorge Mario Bergoglio cambia profondamente. Il Papa argentino, del resto, ha chiaro in mente che la Chiesa è "ospedale da campo" per persone ferite, non "dogana" arcigna. Ma se cambiamenti ci devono essere, devono essere maturati nel tempo, frutto di scelte collegiali e ampiamente condivise dai vescovi di tutto il mondo, condivise dal "popolo di Dio". Intanto, aprendo il sinodo, Papa Francesco aveva raccomandato: parlate con chiarezza e ascoltate con umiltà. Dibattete, insomma. Una cosa alla quale la Chiesa era disabituata. E ha imparato a fare in due settimane. Di Iacopo Scaramuzzi Ska

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