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pubblicato il 26/gen/2013 11:14

Shoah: Di Segni, bisogno Memoria non sia disgiunto da quello di futuro

(ASCA) - Roma, 26 gen - Il ''bisogno della memoria'' non puo' andare disgiunto dal ''bisogno di futuro''. Lo ha ribadito il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni durante la cerimonia ''Dopo la Shoah il ritorno alla vita'' nel Tempio Maggiore di Roma per celebrare il Giorno della Memoria promossa dal presidente della Consulta della Comunita' ebraica Elvira Di Cave. Migliaia di ragazzi e di adulti, spiega la comunita' ebraica di Roma, hanno ascoltato la drammatica testimonianza di rav Israel Meir Lau, gia' rabbino capo di Israele e oggi rabbino capo di Tel Aviv, sopravvissuto all'orrore di Buchenwald, insieme alcuni altri testimoni dello sterminio nazista.

''Ci sono cose che si dimenticano - ha detto Lau - ma la Shoah non e' tra queste, non e' una cosa naturale, non si puo' dimenticare. Non si puo' perdonare''. Allo stesso tempo rav Lau ha sottolineato la necessita' di proseguire nella vita di tutti i giorni, passo per passo, fatto di gioie ma anche di momenti di tristezza. Deportato a Buchenwald e salvato dagli americani quando aveva 8 anni, il rabbino Lau ha raccontato un episodio della sua infanzia, per spiegare come ''anche volendo voltare pagina, non possiamo dimenticare e non abbiamo il diritto di perdonare. Nessuno dei miei, mio padre, mia madre, mio fratello mi ha dato questo incarico''.

Rav Israel Meir Lau ha raccontato che nell'aprile del '45 fu portato da Buchenwald a Parigi, in un sanatorio con altri 220 bambini e ragazzi; un giorno andarono in visita delle autorita' ma i giovani si rifiutarono di accoglierle come richiesto e parteciparono alla cerimonia restando sempre con la testa bassa e gli occhi a terra, ad esprimere la rabbia nei confronti di quanti si erano dimenticati della loro sorte negli anni delle leggi razziali e dello sterminio. Poi pero' prese la parola un ebreo che era stato ad Auschwitz, tanto emozionato che riusci' solo a dire ''bambini, cari bambini'' prima di scoppiare a piangere. A quel punto tutti piansero, in una ''valle di lacrime''. Un giovane allora intervenne per ringraziare del dono ricevuto, cioe' la possibilita' di riacquistare la forza di piangere, perduta negli anni della deportazione: ''Abbiamo capito che siamo esseri umani, chi piange puo' anche essere felice'' e come le ossa di seppie del capitolo 37 del libro di Ezechiele ''possiamo risorgere''. Rispondendo alla domanda di un ragazzo, il rabbino ha poi spiegato che ''non conosciamo quale sia il pensiero di Dio'' ma sappiamo che ''i nazisti non hanno combattuto solo gli ebrei ma l'ebraismo''. ''Se lascio la vita ebraica - ha concluso - non faccio che realizzare quello che i nazisti volevano'', si porta a compimento ''non il testamento delle vittime ma il progetto nazista''.

dab/mar/rl

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