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pubblicato il 13/mar/2014 12:00

Sequestro da 7 mln beni 'Ndrangheta,sigilli anche in centro Roma

Maxioperazione Dia in Capitale e Calabria su beni boss Razionale

Sequestro da 7 mln beni 'Ndrangheta,sigilli anche in centro Roma

Roma, 13 mar. (askanews) - Nuovi sequestri di esercizi commerciali nel centro di Roma, riconducibili alla 'Ndrangheta. Stamani personale del centro operativo Dia di Roma ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro d'urgenza di beni, emesso dal Tribunale di Vibo Valentia su richiesta ai sensi della normativa antimafia del Direttore della Dia Arturo De Felice, , nei confronti di Saverio Razionale, calabrese di 53 anni nato a San Gregorio d'Ippona ma residente a Roma. Gli uomini della Dia hanno apposto i sigilli a diversi beni immobili e società operanti nel settore dell'edilizia nel Lazio e in Calabria, ad esercizi commerciali nel centro di Roma ( fra cui il "Caffè Fiume" nelle adiacenze dell'omonima piazza a pochi passi da Via Veneto), sequestrato autovetture di lusso (tra cui una Porsche), una concessionaria di auto a Vibo Valentia e terreni, per un valore complessivo di oltre 7 Milioni di Euro. Razionale è considerato un elemento di spicco dell'omonima compagine criminale, alleata della potente cosca dei Mancuso di Limbadi, nel territorio di Vibo Valentia. Secondo gli investigatori sarebbe salito al vertice della cosca negli anni 80, dopo l'attentato in cui perse la vita in un agguato a Pizzo il precedente capo cosca Giuseppe Gasparro detto "Pino u gatto ", in cui egli stesso rimase ferito. Razionale era divenuto un elemento di riferimento per tutte le attività dell'organizzazione criminale, dalle estorsioni, all'usura, al riciclaggio, oltre ad essere coinvolto in alcuni gravi fatti di sangue accaduti nel territorio. Trasferitosi a Roma nel 2005, dopo il suo arresto e la successiva scarcerazione per scadenza dei termini di custodia, per sfuggire alle attenzioni delle Forze di Polizia, era riuscito a dar vita, nella Capitale, ad una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento/infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo. Condannato a quattro anni e sei mesi nel 2011, dalla Corte d'appello di Catanzaro, per associazione di tipo mafioso, con sentenza diventava definitiva all'inizio del 2012 con la pronuncia della Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso presentato dai suoi legali, per sfuggire alla cattura si era reso latitante, sino allo scorso febbraio, quando la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l'associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d'Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore. Nell'attesa della rideterminazione della pena, il provvedimento odierno consente di congelare nelle mani dello Stato il tesoro economico di Razionale, evitando che questi, nelle more della decisione dell'Autorità Giudiziaria, se ne potesse disfare.

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