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pubblicato il 28/mag/2013 20:28

Sclerosi multipla: 48% under 35 non riesce piu' a lavorare o studiare

Sclerosi multipla: 48% under 35 non riesce piu' a lavorare o studiare

(ASCA) - Roma, 28 mag - In Italia il 48% dei pazienti under 35 affetti da sclerosi multipla non e' piu' in grado di lavorare o studiare e il 42% ha difficolta' nel compiere queste attivita': solo il restante 10% dichiara che la malattia non ha un impatto su lavoro e studio, mentre in Europa questo valore sale al 14%. I dati emergono da una ricerca condotta dall'istituto Coleman Parkes Research, per conto di Almirall, in 4 paesi europei (Germania, Italia, Norvegia e Spagna). Durante la ricerca sono stati intervistati 200 pazienti dai 18 ai 35 anni. Quasi 6 pazienti su 10 ritengono che il sistema di welfare italiano fornisca loro il supporto necessario nel trattamento della malattia. In Italia, nel 34% degli intervistati, la prima diagnosi di sclerosi multipla e' avvenuta tra i 15 e i 20 anni mentre a livello europeo sono piu' frequenti le diagnosi nella fascia di eta' 21-30 anni (30%). La prima diagnosi rappresenta anche il momento in cui i pazienti prendono consapevolezza della sclerosi multipla: prima di allora il 58% degli intervistati non conosceva ne' la malattia ne' il suo impatto sulla vita quotidiana. Si tratta di un dato positivo se confrontato con il valore riscontrato a livello europeo (62%) perche' evidenzia una maggiore conoscenza della SM da parte degli italiani. La sclerosi multipla ha un forte impatto sulla vita sociale e relazionale dei pazienti. Infatti solo il 10% degli intervistati afferma che la propria condizione non impedisce loro di partecipare ad eventi e occasioni di incontro mentre per il restante 90% la malattia impatta negativamente sulla propria vita sociale: nel 48% frequentemente, nel 40% occasionalmente e nel 2% dei pazienti impedisce qualsiasi interazione sociale. Inoltre il 60% dei pazienti italiani dichiara di aver bisogno da 1 a 8 ore di assistenza quotidiana e il 16% necessita' di un'assistenza continuativa 24 ore su 24, contro solo l'11% dei pazienti europei. red/mpd

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