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pubblicato il 21/nov/2013 20:41

Sanita': medici famiglia, integriamo ospedale e territorio

Sanita': medici famiglia, integriamo ospedale e territorio

(ASCA) - Firenze, 21 nov - Servizio Sanitario Nazionale rischia di scomparire. Costa troppo e non e' piu' in grado di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. L'unica reale alternativa e' rappresentata da un nuovo modello di assistenza, in cui ospedale e territorio sono strettamente connessi. Gia' realizzato da un anno in Toscana, ha dimostrato di evitare ricoveri impropri in ospedale fino al 35% dei casi e gli intasamenti dei pronto soccorso, con notevole risparmio di risorse. Si chiama sistema di cure primarie integrate e intercetta i bisogni di salute prima che si trasformino in malattie. E' stato presentato oggi nella giornata di apertura del 30* Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG), in corso a Firenze fino a sabato. ''L'esempio toscano - spiega Claudio Cricelli, presidente SIMG - puo' essere esteso al resto del Paese. Gli attuali criteri di cura vanno superati. E' destinata a esaurirsi la figura del medico di medicina generale che lavora con modalita' tradizionali. Gia' durante il ricovero devono essere attivati i meccanismi per assistere il paziente a casa, dopo le dimissioni. Il paziente, varcata la soglia dell'ospedale, non abbandona il legame con il territorio, che rimane la sua destinazione naturale.

L'acuzie, il ricovero ospedaliero e l'evento critico sono una parentesi che impone il ricorso a una struttura complessa. La persona poi trova nelle nuove cure primarie un sistema che l'attende a casa, predisponendo tutti gli interventi necessari, dall'accoglienza al supporto domiciliare, in continuita' con l'ospedale di cui rappresenta l'estensione ed il raccordo. Inoltre non possiamo piu' attendere la presentazione dei problemi e l'arrivo delle criticita': dobbiamo intervenire in tutte le fasi della malattia, delle complicanze e del ricovero''. Il tema di fondo del 30* Congresso Nazionale SIMG e' costituito dalla parola ''cambiamento''. In base alle nuove norme infatti i medici di famiglia saranno obbligati a lavorare in associazioni mono-professionali (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e multi-professionali (Unita' Complesse di Cure Primarie). ''Il sistema salute - continua Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG - oggi risente di condizionamenti mai verificatisi negli ultimi 50 anni: l'esplosione delle malattie croniche, la drastica e drammatica riduzione delle risorse e, per contro, nuovi bisogni di salute della popolazione. Il cambiamento non si e' fatto attendere a livello legislativo. La SIMG e' pronta a raccogliere la sfida. In accordo con le prassi del chronic care model, il team delle cure primarie esplora tutte le fasi del processo assistenziale in maniera proattiva''. Oggi la medicina generale deve sempre piu' farsi carico delle carenze del sistema. ''Ciascuno di noi - spiega Raffaella Michieli, segretario SIMG - e' responsabile della salute di una media di circa 1.100 assistiti. Sono oltre 25 milioni i malati cronici a cui dobbiamo garantire continuita' di cura per evitare ricoveri e prestazioni inutili.Il carico di lavoro dei medici di famiglia e' aumentato in maniera esponenziale: da 6,6 contatti all'anno per paziente del 2003 a 8,3 del 2011, che equivale a piu' di 30 visite al giorno.

Un dato in crescita in particolare per i camici bianchi che lavorano nel Sud e nelle Isole. Ricordiamo che gli adempimenti burocratici occupano piu' della meta' della nostra vita professionale. Chi va dal medico di famiglia e' soprattutto donna, ma non dai 75 anni in poi, quando a prevalere sono gli uomini''. La maggior parte delle visite e' di tipo ambulatoriale (il 71,5% di tutte quelle registrate nel 2011). L'ipertensione non complicata e' la patologia che impegna maggiormente i medici di famiglia (15,6% dei contatti totali nel 2011), seguita dal diabete mellito (5,5%) e dalla dislipidemia (3,6%).

red/mpd

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