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pubblicato il 11/dic/2013 21:10

Sanita': infezione acquisita in ospedale per 6-8% pazienti

Sanita': infezione acquisita in ospedale per 6-8% pazienti

(ASCA) - Roma, 11 dic - ''Si calcola che il 6-8 % dei pazienti in ospedale hanno una infezione acquisita in ospedale'', e se ''non e' possibile azzerare le infezioni, deve portare a zero la tolleranza nei confronti di pratiche scorrette, igiene insufficiente e mancato rispetto delle misure di controllo delle infezioni''. Parola di Nicola Petrosillo, Direttore UOC ''Infezioni sistemiche e dell'immunodepresso'' dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, nonche' membro SIMIT, Societa' Italiana Malattie Infettive e Tropicali che commenta cosi' i casi di decesso all'ospedale San Giovanni causati da un presunto batterio killer, il Clostridium difficile, un agente patogeno ad altissima velocita' di contagio, specialmente diffuso negli ambienti ospedalieri, che, spiega, colpisce piu' facilmente persone anziane e i malati sottoposti a lunghe cure antibiotiche. ''La contagiosita' del Clostridium - chiarisce Petrosillo - deriva dal fatto che i microrganismi vengono dispersi nell'ambiente (il paziente presenta diarrea) e, se non vengono rispettate misure igieniche ambientali e personali, tra cui il lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari, esiste la possibilita' che possano essere trasferiti da un paziente all'altro''. ''Il problema - prosegue l'esperto - e' che in persone debilitate e con altre malattie si possono avere recidive. La probabilita' di una prima recidiva e' del 25% dopo il primo episodio, ed arriva fino al 60% in coloro che hanno avuto una prima recidiva''. Le piu' frequenti infezioni associate alle procedure assistenziali e alle organizzazioni sanitarie sono le infezioni urinarie associate a cateterismo vescicale, seguite dalle infezioni della ferita chirurgica, poi dalle infezioni delle basse vie aeree spesso associate a intubazione meccanica per ventilazione assistita, seguite ancora dalle infezioni del torrente circolatorio associate a cateteri vascolari (spesso centrali). Attraverso queste procedure invasive e' possibile introdurre dall'esterno microrganismi ovvero, in alcuni casi, facilitare l'accesso in siti profondi di microrganismi presenti su cute e mucose.

''La pericolosita' di tutto cio' - aggiunge Petrosillo - deriva dalla particolare suscettibilita' di alcuni individui, che essendo magari gia' debilitati e con gravi patologie concomitanti, possono avere decorsi clinici talora infausti a seguito di infezioni intercorrenti, e dalla possibilita' che i microrganismi in causa siano resistenti agli antibiotici.

Infatti in ospedale, a causa del largo utilizzo di antibiotici, nel tempo si sono selezionati cloni di batteri resistenti a molti antibiotici, e talora a tutti quelli conosciuti. In questo caso debellare queste infezioni e' praticamente impossibile''.

red/mpd

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