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pubblicato il 04/giu/2013 18:38

Sanita': Censis, 12,2 mln hanno fatto ricorso a cure a pagamento

Sanita': Censis, 12,2 mln hanno fatto ricorso a cure a pagamento

(ASCA) - Roma, 4 giu - Negli anni della crisi per curarsi 12,2 milioni di italiani hanno aumentato il ricorso alla sanita' a pagamento, dalle prestazioni private all'intramoenia. La ragione principale e' la lunghezza delle liste d'attesa (per il 61,6%) e la convinzione che se paghi vieni trattato meglio (per il 18%). La fuga nel privato riguarda soprattutto l'odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%).

Ma il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo dell'intramoenia. Sono i principali risultati della ricerca di Rbm Salute-Censis ''Scenari evolutivi per il welfare integrativo'', promossa in collaborazione con Previmedical, presentata oggi al terzo ''Welfare Day'', in cui sono intervenuti, tra gli altri, Pierpaolo Baretta, Sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Antonio Marzano, Presidente del Cnel, Giuseppe De Rita, Presidente del Censis. Al 27% degli italiani e' capitato di constatare che il ticket per una prestazione sanitaria era superiore al costo da sostenere nel privato, pagando tutto di tasca propria (il dato sale al 37% nelle Regioni con Piani di rientro, la cui sanita' pubblica e' stata colpita piu' delle altre dalla scure dei tagli). Si tratta di un paradosso relativo per ora ad accertamenti a bassa intensita' tecnologica, ma non va sottovalutato, perche' rende insicuri rispetto alla copertura pubblica. E' questo l'esito piu' estremo di tagli e spending review, che per il 61% degli italiani hanno prodotto l'effetto di ridurre i servizi pubblici e abbassarne la qualita', piuttosto che eliminare gli sprechi e razionalizzare le spese. Per il 73% hanno accentuato le differenze della copertura sanitaria tra le regioni e tra i ceti sociali. Per il 67% si punta troppo sui tagli, invece di cercare anche nuove fonti di finanziamento. Il 20% degli italiani sarebbe disposto a spendere una somma annuale pari in media a 600 euro per avere una copertura sanitaria integrativa per alcune prestazioni. La percentuale sale tra le famiglie con figli (23,4%), disposte a versare in media 670 euro all'anno. Il ricorso crescente alla spesa privata spinge minoranze consistenti a guardare con occhi diversi la spesa per la sanita' integrativa. Vorrebbero che offrisse una copertura soprattutto per le visite specialistiche e la diagnostica ordinaria (52%), le cure dentarie (43%) e i farmaci (23%). Sarebbero incentivati ad aderire a forme integrative se l'iscrizione al Fondo sanitario garantisse un'assistenza medica per 24 ore 7 giorni alla settimana (il 39% lo indica come fattore incentivante), se riducesse i tempi d'attesa per le prestazioni di cui si ha bisogno (32%), se offrisse la copertura per tutta la famiglia, non solo per il sottoscrittore (30%). Complessivamente il 68% degli italiani non ha mai sentito parlare di sanita' integrativa (33%) o ne ha sentito parlare ma non sa cosa sia esattamente (35%). E' sconosciuta soprattutto ai giovani (il 46% non ne ha mai sentito parlare) e agli anziani (44%), ed e' poco compresa anche dagli adulti (il 40% dei 30-44enni non la conosce). Il 53% dei cittadini non conosce la differenza tra una polizza malattia e un Fondo sanitario integrativo, e il 57% non sa che i Fondi sanitari integrativi comportano un vantaggio fiscale rispetto alle polizze malattie. Sono 6 milioni gli italiani che hanno aderito a un Fondo sanitario integrativo. Considerando anche i loro familiari, si sale a circa 11 milioni di assistiti. L'84% di essi valuta positivamente la copertura offerta.

rus/mpd

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