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pubblicato il 10/feb/2011 16:56

Salute/Trapianto rene tra persone gruppo sanguigno incompatibile

Alle Molinette Torino: ha avuto successo, l'uomo 58enne sta bene

Salute/Trapianto rene tra persone gruppo sanguigno incompatibile

Roma, 10 feb. (askanews) - Un trapianto di rene da donatore vivente incompatibile. L'operazione, rara vista l'incompatibilità tra i due gruppi sanguigni del donatore e del ricevente, è stata effettuata metà dicembre del 2010 al centro trapianti renali dell'azienda ospedaliera-universitaria San Giovanni Battista-Molinette di Torino. A donare il rene al proprio marito, di 58 anni, è stata una donna di 48 anni: lei è di gruppo A, il marito di gruppo O ed è affetto da insufficienza renale a causa di una "glomerulonefrite", in trattamento dialitico da quasi due anni ed in lista di attesa per trapianto da donatore cadavere dall'ottobre 2009. Dopo l'intervento, spiegano i sanitari, l'organo trapiantato ha ripreso immediatamente la sua funzione, non si sono avuti episodi di rigetto e, ad oggi, dopo circa due mesi, il ricevente ha un rene perfettamente funzionante che gli permette di non eseguire più la dialisi. A causa della ridotta disponibilità di donatori cadavere, l'utilizzo di donatori di gruppo sanguigno incompatibili, che rappresentano circa il 20-30% dei potenziali donatori da vivente, potrebbe essere una svolta e contribuire ad aumentare il numero di trapianti da donatore vivente che in Italia è ancora attualmente molto basso (circa 5-6%). L'incompatibilità di gruppo sanguigno, come accade nelle trasfusioni di sangue, costituisce una controindicazione al trapianto renale, poiché comporta un'immediata aggressione dell'organo trapiantato da parte degli anticorpi che ciascun individuo possiede naturalmente verso i gruppi sanguigni non compatibili con il suo. L'aggressione determina una reazione di rigetto immediata molto grave, con perdita irreversibile della funzione renale. Perchè ciò non avvenga è necessario sottoporre il ricevente ad un trattamento cosiddetto di "desensibilizzante", ossia di rimozione degli anticorpi potenzialmente dannosi al trapianto, sia sull'uso di "aferesi" , ossia delle tecniche di trattamento del sangue, che sono in grado di rimuovere in modo selettivo gli anticorpi diretti contro il gruppo sanguigno estraneo. Proprio questo protocollo, sviluppatosi negli ultimi anni, è quello che è stato adottato a Torino. Condizione molto importante è che il trapianto venga eseguito quando gli anticorpi sono stati quasi del tutto eliminati dal sangue del ricevente. In questo caso il trapianto da donatore con gruppo sanguigno incompatibile ha le stesse probabilità di riuscita e durata nel tempo di un normale trapianto con compatibilità di gruppo sanguigno.

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