martedì 17 gennaio | 18:53
pubblicato il 23/gen/2013 20:50

Salute: Veterinari, diritto anche per animali. No spese in redditometro

Salute: Veterinari, diritto anche per animali. No spese in redditometro

(ASCA) - Roma, 23 gen - Inserire le spese veterinarie nel redditometro produce dei danni gravissimi alla numerosa popolazione di animali che oggi vive nel nostro Paese. I circa 8 milioni di cani 9 di gatti e 12 di esotici rischiano di non avere piu' garantito un diritto che sembrava ormai acquisito in Italia: la salute. E' l'allarme lanciato oggi dalla FNOVI - Federazione degli Ordini dei Veterinari che sottolinea come ''ci siano voluti anni di lavoro da parte della categoria dei medici veterinari e anche delle associazioni animaliste perche' transitasse il concetto che chi decide di prendere con se un animale ne deve garantire il buono stato di salute.

Per la dignita' dell'animale, per il rispetto della salute degli altri animali e perche' alcune malattie se non tenute sotto controllo possono diventare delle zoonosi trasmissibili all'uomo''. ''Il redditometro - avvertono - ha gia' prodotto un impatto negativo sui proprietari, con una ripercussione negativa sulla prevenzione veterinaria. Per il momento, piu' che prudenza sulla decisione di spesa, c'e' 'sbigottimento'; e' passato il messaggio, grave dal punto di vista sanitario, che le spese veterinarie sono superflue, sono un lusso, sono una spesa-simbolo di ricchezza in una fase storica che chiede austerity''. Ma cosa vuol dire spesa veterinaria? '' Vuol dire prevenire le malattie degli animali, - spiega Gaetano Penocchio Presidente della Fnovi - curare malattie croniche o patologie gravi, magari tumorali, e sostenerne l'onere di spesa versandovi l'IVA piu' alta che abbiamo (22% da luglio), potendo detrarre al massimo 50 euro all'anno. Non credo che i cittadini rinunceranno alla compagnia di un animale (oggi e' uno di famiglia), ma sara' piu' difficile per le famiglie garantire un animale in condizioni di perfetto benessere''.

E ribadiscono: ''Non ci aiutera' una franchigia, come si sente dire in queste ore di concitata gara pre-elettorale.

Bisogna toglierle proprio dal redditometro e gia' che ci siamo ripensare anche al cavallo da diporto che quando non genera profitto di gara, si mantiene - specie in tante zone rurali del nostro Paese- con una spesa infinitamente inferiore allo yacth a cui l'hanno assimilato''.

''Il Fisco, con l'IVA di lusso e il redditometro, sta distruggendo anni di cultura della salute animale, di prevenzione delle zoonosi, di controllo della riproduzione indesiderata, di benessere animale di gestione sicura dei cani grazie all'inserimento del microchip, che rischiamo (sia chiaro a tutti) non venga piu' utilizzato per evitare di essere riconosciuti come certi proprietari di un cane.

Distruggere questa cultura generera' spesa pubblica imprevista a carico del SSN che - nessuno lo ricorda mai- sopporta la spesa di canili sovraffollati e i danni da randagismo. Punire le spese veterinarie aumentera' la spesa pubblica''.

red/mpd

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