sabato 21 gennaio | 18:56
pubblicato il 21/nov/2013 20:10

Salute: si' a cure denti anche per pazienti emofillici ma con cautela

Salute: si' a cure denti anche per pazienti emofillici ma con cautela

(ASCA) - Roma, 21 nov - Con l'adozione di determinati accorgimenti e cautele, oggi e' possibile gestire gli interventi odontoiatrici in pazienti definiti ''a rischio'', come quelli emofilici. E' l'orientamento emerso dal workshop ''Difetti della coagulazione e odontoiatria: focus sul paziente emofilico'', organizzato dalla Federazione delle Associazioni degli Emofilici (FedEmo), dall'Associazione Emofilici del Lazio AEL Onlus e dall'Istituto George Eastman di Roma, al quale hanno preso parte medici ematologi, odontoiatri, esperti del settore, autorita' politico-istituzionali e del mondo della ricerca, oltre a numerosi ed illustri relatori ed associazioni di pazienti, per presentare il rapporto tra il paziente emofilico e le cure odontoiatriche.

''Abbiamo capito - ha affermato Francesco Riva, U.O.C.

Chirurgia Odontostomatologica Ospedale George Eastman di Roma - che il paziente emofilico presentava problematiche particolari con difficolta' nella gestione medica e terapeutica. Per questo abbiamo attivato dei sistemi PAC (Prestazioni Ambulatoriali Complesse) per trattare tali pazienti a livello ambulatoriale, senza ricorrere al regime di ricovero: questo ha, di fatto, determinato una netta riduzione dei costi di gestione ed una migliore aderenza al trattamento del paziente stesso (compliance). In particolare, in un periodo di 7 anni, tra il 2007 ed il 2013, sono stati sottoposti a trattamenti chirurgici invasivi 50 pazienti (42 maschi e 8 femmine) con disturbi congeniti dell'emostasi.

Abbiamo effettuato 156 chirurgie, facendo registrare 0 casi di sanguinamento o complicazioni da infezione post operatorie, senza ricorrere all'ospedalizzazione''. Riva ha poi presentato il Decalogo per il medico e per il paziente , per assicurare a quest'ultimo la massima efficienza in termini di sicurezza. Vincere la ''paura del dentista'', ancor piu' per il paziente emofilico, e' la sfida che si vuole lanciare attraverso il racconto dell'esperienza del Lazio dove, attraverso la collaborazione tra l'Istituto Eastman e il Centro Emofilia del Policlinico Umberto I, e' stato realizzato un efficace modello di cura odontoiatrica, che ha consentito anche una significativa riduzione dei costi. Rossi si e' soffermato sulle criticita' dei circa 650 pazienti affetti da emofilia e da altre malattie emorragiche congenite del Lazio. ''La Regione Lazio - ha proseguito - ha istituito la Rete Assistenziale delle Malattie Emorragiche Congenite (MEC). Nella rete e' previsto un modello ''Hub & Spoke'', con un Centro di riferimento e coordinamento (Centro di III livello), presso il Policlinico Umberto I (Dipartimento di Ematologia Biotecnologie Cellulari e Ematologia), due presidi di II livello (Ospedale Bambin Gesu', Policlinico Gemelli) e 4 presidi di I livello (Belcolle-Viterbo, S. Camillo de Lellis-Rieti Provincia Rieti, SM Goretti-Latina, Umberto I-Frosinone). La Rete, purtroppo, non e' stata mai implementata. La piu' grande criticita' riguarda il Centro Hub, dove 1.000 tra pazienti emofilici e portatori di disordini di aggregazione e coagulazione del sangue sono gestiti da un unico professionista!''. ''La Rete, indicata nel decreto n. U0057 del 12 luglio 2010 del Commissario ad acta - ha continuato Teresa Petrangolini, Consigliere regionale del Lazio e membro della Commissione Politiche Sociali e Salute - e' purtroppo rimasta solo sulla carta e la riorganizzazione non ha avuto mai un'implementazione effettiva. Sulla base dell'Accordo, sancito lo scorso 13 marzo 2013, tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano sulla definizione dei percorsi regionali o interregionali di assistenza per le persone affette da MEC, occorre portare a termine il percorso intrapreso affinche' questa rete diventi effettivamente operativa al piu' presto, visto che lo stesso accordo andava recepito entro sei mesi''.

red/mpd

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