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pubblicato il 11/giu/2013 14:52

Salute: rischio nanoparticelle in fabbrica, studio Cattolica

Salute: rischio nanoparticelle in fabbrica, studio Cattolica

(ASCA) - Roma, 11 giu - Nanoparticelle presenti in alcuni ambienti industriali possono causare rischi per la salute degli operai che vi sono esposti. Ricercatori di Medicina del Lavoro della Facolta' di Medicina e Chirurgia ''A. Gemelli'' dell'Universita' Cattolica di Roma hanno studiato i livelli ambientali del particolato nell'industria metalmeccanica. Lo studio ha messo in evidenza che le attivita' di saldatura e brasatura sono fonti di emissione, nell'ambiente di lavoro, di particelle di dimensione nanometrica (pari a un miliardesimo di metro. Una grandezza estremamente piccola se pensiamo che un capello ha diametro pari a circa 70.000 nanometri). Questa esposizione rappresenta un potenziale rischio per la salute dei lavoratori, che svolgono tali attivita' e dovrebbe essere accuratamente monitorata.

L'osservazione e' emersa da uno studio condotto dal gruppo di ricerca guidato da Ivo Iavicoli, professore aggregato di Medicina del Lavoro all'Universita' Cattolica di Roma, con la supervisione di Antonio Bergamaschi. Il lavoro e' stato pubblicato sul Journal of Occupational and Environmental Medicine, una delle riviste piu' importanti nell'ambito della Medicina del Lavoro e dell'Igiene Industriale.

Quello delle nanoparticelle e' di certo un problema emergente. Negli ultimi anni il settore delle nanotecnologie si e' sviluppato in maniera imponente. Le applicazioni pratiche delle nanoparticelle e dei nanomateriali sono estremamente numerose, esse vengono attualmente impiegate in diversi settori industriali per migliorare l'efficienza di purificazione dell'acqua, per realizzare materiali da costruzione piu' resistenti e leggeri, per implementare la potenza e la velocita' di calcolo, per ottimizzare la produzione e la conservazione dell'energia, per ottenere nuovi e migliori strumenti diagnostici e terapeutici in ambito medico. Inoltre, in media ogni settimana vengono immessi sul mercato 3-4 prodotti di consumo che contengono nanoparticelle (cosmetici, schermi solari, tessuti traspiranti, idrorepellenti, antimacchia e con elevate prestazioni elastiche e termiche, vernici, inchiostri e additivi chimici). Infine, e' bene ricordare che oltre alle nanoparticelle ingegnerizzate, che sono prodotte intenzionalmente dall'uomo, vi sono anche le nanoparticelle incidentali che sono generate in maniera involontaria da fonti antropogeniche, che consistono prevalentemente in processi di combustione a carattere domestico, veicolare o industriale e da particolari attivita' lavorative quali le operazioni di saldatura, molatura, fusione, ablazione laser, taglio, lucidatura, e trattamento termico dei materiali.

Oggi si sa, da numerosi studi sperimentali su animali di laboratorio e su linee cellulari, che le nanoparticelle sono in grado di causare un'ampia varieta' di effetti tossici. In particolare per quanto riguarda gli effetti avversi a carico dell'apparato respiratoriosono in grado di indurre processi infiammatori, danni tissutali, stress ossidativo e fibrosi.

Inoltre, possedendo dimensioni comprese tra 1 e 100 nm, hanno la possibilita' di raggiungere piu' facilmente le basse vie respiratorie, in particolare gli alveoli, rispetto alle particelle con dimensioni micrometriche e possono quindi provocare in questa sede degli effetti avversi di maggiore gravita'. red/mpd

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