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pubblicato il 19/feb/2014 15:35

Salute: Radiologi, mammografie inutili messaggio pericoloso e fuorviante

Salute: Radiologi, mammografie inutili messaggio pericoloso e fuorviante

(ASCA) - Roma, 19 feb 2014 - ''Notizie che potrebbero ingenerare false apprensioni in un Paese noto in tutto il mondo per essere stato uno dei primi a organizzare lo screening mammografico con doppia lettura del medico radiologo, con ottimi risultati riconosciuti recentemente anche dalla American Roentgen Ray Society quale esempio da proporre'': il Presidente della Societa' Italiana di Radiologia Medica Carlo Faletti, punta fermamente l'indice contro il recente articolo del British Medical Journal (Miller AB, et al. BMJ. 2014 Feb 11;348:g366) che mette in dubbio l'utilita' della diagnosi precoce del tumore mammario mediante screening mammografico, sostenendo che quest'ultimo non ridurrebbe la mortalita'. A tale scopo Faletti, che e' anche primario di radiologia al CTO di Torino, ha richiesto e ottenuto una risposta articolata da parte degli esperti di un importante settore diagnostico quale appunto quello di senologia.

''Riteniamo molto pericoloso diffondere messaggi fuorvianti sull'inutilita' della diagnosi precoce, evento che consente una chirurgia sempre meno aggressiva e trattamenti sempre piu' attenti al benessere complessivo della donna'', affermano in una nota congiunta i medici Pietro Panizza (IRCCS Istituto Nazionale Tumori - Milano), Presidente della Sezione di Senologia di SIRM, e Francesco Sardanelli (IRCCS Policlinico San Donato), che contestano risolutamente quanto pubblicato dal British Medical Journal.

Nel merito basta sottolineare che lo studio - condotto da Anthony Miller dell'Universita' di Toronto - considera gli effetti di indagini mammografiche effettuate tra 20 e 25 anni fa. ''Senza polemizzare sulla qualita' della mammografia di screening di alcuni studi canadesi del passato, sarebbe come se volessimo discutere delle prestazioni, dei consumi e degli standard di sicurezza delle automobili attuali sulla base di quelle disponibili nei primi anni Novanta, ovvero basate sulla tecnologia degli anni Ottanta''. Continuano i due esperti: ''Non ha senso, soprattutto se consideriamo che la mammografia nel frattempo e' diventata digitale (come la fotografia!), riducendo la dose di radiazioni e consentendo un'analisi ''per strati'' della mammella (tomosintesi) che aumenta la sensibilita' diagnostica per i tumori e riduce la richiesta di approfondimenti diagnostici in assenza di malattia, come recentemente dimostrato anche da studi condotti in Italia''. Tutti i medici impegnati nella lotta al tumore mammario sanno che: 1) la mammografia permette la diagnosi di tumori mammari di dimensioni inferiori a quelli che sarebbero diagnosticati aspettando che il tumore diventi palpabile; 2) anche con le piu' avanzate terapie attuali, il tumore piu' piccolo implica maggiori probabilita' di guarigione e l'utilizzo di trattamenti chirurgici, radioterapici e farmacologici meno aggressivi rispetto a quelli necessari per tumori piu' grandi.

red/mpd

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