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pubblicato il 13/mar/2013 21:28

Salute: Oncologi Aiom, tagli pesano su qualita' cure

Salute: Oncologi Aiom, tagli pesano su qualita' cure

(ASCA) - Milano, 13 mar - Il 92% degli oncologi italiani utilizza farmaci biotecnologici per i propri pazienti, ma solo il 24% da' una definizione corretta dei biosimilari, farmaci simili ma non uguali agli originali biotech. L'arrivo nei prossimi anni dei biosimilari di anticorpi monoclonali (mAb) utilizzati in oncologia puo' porre interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza per i pazienti. Per l'84% dei clinici la decisione sulla sostituibilita' tra biologico e biosimilare deve essere di esclusiva competenza dell'oncologo. Sempre molto sentito il tema dei tagli alla spesa sanitaria, che per otto specialisti su 10 pesano sulla capacita' di curare al meglio i pazienti. Il 52% degli oncologi ritiene che i biosimilari possano favorire il contenimento dei costi, anche se per il 39% e' piu' utile cercare i margini di risparmio in altre voci di spesa. I dati emergono dal sondaggio condotto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) fra i propri soci e presentato in un incontro a Milano. All'indagine, che si e' chiusa l'11 marzo, hanno risposto 508 medici. L'attenzione al problema della sicurezza e' molto alta, infatti il 65% ritiene che i biosimilari di anticorpi monoclonali siano piu' complessi di quelli attualmente disponibili, richiedano processi di vigilanza piu' accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati.

Resta pero' il problema della mancanza di una legge che regoli la materia. ''Le associazioni dei pazienti - afferma Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) - hanno sondato i malati con questionari da cui e' emerso che il loro livello di conoscenza sui biosimilari e' ancora basso.

L'informazione assume dunque un ruolo chiave. Per il 62% degli oncologi le maggiori criticita' legate all'uso dei biosimilari derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto al farmaco originatore. Per quanto riguarda i biosimilari attualmente disponibili, nessuna norma sancisce il divieto esplicito di sostituzione, previsto invece in altri Paesi europei. Pero' l'AIFA non ha inserito alcun biosimilare nelle liste di trasparenza, bloccando, di fatto, la possibilita' di sostituzione da parte del farmacista. Quindi questi prodotti non possono ritenersi automaticamente intercambiabili con gli originatori e la possibilita' di utilizzarli al posto dei medicinali di riferimento e' da ricondurre alla scelta terapeutica del medico. La posizione dell'AIOM sui biosimilari gia' a disposizione e' molto chiara ed e' stata ribadita in un documento depositato presso la Commissione Igiene e Sanita' del Senato nel novembre 2010. ''Il medico e' legalmente responsabile di cio' che prescrive: pertanto puo' indicare il biosimilare oppure l'originatore - spiega il presidente, Stefano Cascinu -. I nuovi pazienti possono essere trattati con un biosimilare, mentre per quelli gia' in cura con l'originatore andrebbe garantita la continuita' terapeutica''. red/mpd

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