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pubblicato il 01/feb/2013 18:42

Salute: il dentista? spauracchio per 60% italiani. 25% rimanda le cure

Salute: il dentista? spauracchio per 60% italiani. 25% rimanda le cure

(ASCA) - Roma, 1 feb - Oltre il 60% delle persone percepisce uno stato di lieve ansia quando deve affrontare delle cure dentarie, il 26% ha sintomi specifici e il 10% mostra una vera fobia. L'ansia cosiddetta 'da poltrona' e' una condizione estremamente comune che si manifesta con sintomi fisici: accelerazione cardiaca, sudorazione, tremori, capogiri, vertigini sino allo svenimento e psicologici come l'evitamento.

In realta' come spiega Daniele Benedetti Forastieri, Specialista in Odontoiatria a Senigallia, la paura del sangue e degli strumenti percepiti come offensivi (taglienti, a punta, aghi) e' un sentimento primordiale.

Inoltre il dentista agisce nella bocca, che e' considerata una zona sensibile e psicologicamente 'intima'. ''La manifestazione piu' evidente sono i comportamenti di fuga, l'allontanamento dall'operatore, l'irrequietezza. La maggior parte delle persone ansiose, il 25%, rimanda o evita completamente il momento delle cure, questo determina situazioni risulta molto compromesse, che prevedono maggior dispendio di tempo e di denaro''.

''Un paziente ansioso ha bisogno di una serie di attenzioni che devono essere attuate gia' dal momento in cui entra in sala d'attesa - spiega il medico - e' necessaria una accoglienza in qualche modo 'dedicata', a cominciare dalla segretaria che costituisce generalmente il primo viso attraverso il quale avviene il contatto. Questo paziente deve trovare un ambiente sereno, possibilmente in assoluta assenza dei t ipici rumori ed odori degli ambulatori dentistici, bisogna cercare di non farlo attendere un minuto oltre l'orario convenuto, deve essere accompagnato dal professionista che lo segue senza fretta e con una misurata cordialita'. L'ideale e' poter dedicare a questi individui un tempo sufficiente ma ben determinato in occasione della prima visita; il paziente ansioso fatica ad accettare una posizione durante la visita, tende a non appoggiare la testa sul poggiatesta, a tenere le gambe tese e rigide e spesso non apre a sufficienza la bocca''. Come affrontare queste situazioni? ''Prima va cercato un canale di comunicazione, poi bisogna decidere se proporre direttamente l'uso del protossido d'azoto e/o di farmaci specifici.

Paradossalmente il paziente soffre l'idea di non avere il controllo completo di se' e ha terrore del dolore fisico''.

Talvolta la situazione prende rapidamente una buona strada, tal altra no: ''In questo caso - spiega lo specialista - e' possibile ricorrere alla collaborazione di un anestesista per una sedazione farmacologica, senza addormentarlo del tutto ma che permette di eliminare l'ansia e altera la percezione del tempo in modo che un trattamento di ore sia percepito dal paziente come di pochi minuti''.

red/mpd

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