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pubblicato il 09/gen/2014 19:27

Salute: Ginecologi, no a campagne pro-denunce contro i camici bianchi

Salute: Ginecologi, no a campagne pro-denunce contro i camici bianchi

(ASCA) - Roma, 9 gen 2014 - ''La malasanita' si combatte con il dialogo tra medici, pazienti ed istituzioni e migliorando la preparazione del personale medico-sanitario'', dunque ''Stop alle campagne televisive e mediatiche pro-denunce contro medici e chirurghi accusati di presunti casi di malasanita'''. E' questa la richiesta avanzata con forza dalla Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), dall'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (AOGOI) e dall'Associazione Ginecologi Universitari (AGUI).

''Il 10% delle denunce contro i camici bianchi e' a carico dei ginecologi - afferma il Presidente SIGO Paolo Scollo -.

Chi sbaglia e' giusto che paghi e ogni cittadino ha il diritto di rivolgersi alla magistratura se pensa di aver subito un'ingiustizia. Ma istigare la popolazione a sporgere denuncia tramite martellanti campagne mediatiche e' un elemento molto pericoloso e controproducente sia per noi che per i pazienti. Il rischio e' che molti medici di fronte a una severa emergenza, si rifiuteranno di assumersi potenziali e gravi responsabilita'. Ma, se un chirurgo o un traumatologo possono, a volte, ritirarsi di fronte a casi complicati, questo non puo' avvenire per il ginecologo ostetrico, che opera in sala parto ed e' costretto a prendere importanti decisioni in tempo reale per tutelare la salute di madre e neonato''. ''Il rischio legato a queste campagne - prosegue il Presidente AOGOI Vito Trojano - e' alimentare il contenzioso che andra' cosi' a pesare sul lavoro dei Tribunali e degli stessi medici, con forti ricadute sociali come la diminuzione della fiducia nei lavoratori del servizio sanitario nazionale. Aumentera' anche il ricorso alla medicina difensiva e i costi assicurativi per i camici bianchi. Anche perche' vi e' un ragionamento del tutto non condivisibile e irricevibile: il potenziale rimborso in questi casi non e' a carico dello Stato ma dei suoi operatori, cioe' medici, infermieri e ostetriche che, pero', purtroppo non possono intervenire in alcun modo nelle scelte aziendali strategiche riguardanti qualita' e sicurezza in corsia e in sala operatoria. Questi spot non porteranno quindi nessun beneficio per la collettivita' ma solo ad alcuni consorzi di consulenti legali che possono speculare su questo tipo di contenzioso. Ricordiamo infatti che 9 cause legali su 10 contro i medici terminano con un'assoluzione da parte della magistratura''. ''La malasanita' non si combatte a colpi di spot ma migliorando la preparazione del personale sanitario'' sottolinea il Presidente AGUI Nicola Colacurci. ''Noi ginecologi - concludono i tre Presidenti - da anni siamo impegnati nella prevenzione di questi casi, assicurando il costante dialogo tra medici, pazienti ed istituzioni; elaborando linee guida condivise; organizzando corsi di aggiornamento; istaurando rapporti di collaborazione con le varie figure professionali che si occupano del benessere della donna. L'enorme crescita del contenzioso medico-legale e' stato uno dei motivi dello sciopero del 12 febbraio 2013.

Per la prima volta nella storia repubblicana noi ginecologi abbiamo incrociato le braccia per protestare contro la difficile situazione nella quale dobbiamo quotidianamente lavorare. Una possibile soluzione e' stabilire un tetto massimo ai risarcimenti come gia' avviene negli Stati Uniti.

Questo limite potra' garantire la copertura assicurativa a tutto il personale che lavora all'interno del sistema sanitario nazionale''. red/mpd

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