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pubblicato il 18/apr/2013 12:00

Salute/ Allarme bevute compulsive: un'abitudine tra giovani

Calano consumi a rischio ma tra 16-24 anni quadro resta critico

Salute/ Allarme bevute compulsive: un'abitudine tra giovani

Roma, 18 apr. (askanews) - In Italia nel 2012 continua il trend discendente dei consumatori di alcol a rischio, già osservato nel 2011, ma tra i giovanissimi il quadro dei comportamenti di consumo a rischio è ancora piuttosto critico, in particolare per quanto riguarda il 'binge drinking' (il fenomeno delle bevute compulsive che portano ad ubriacarsi fino allo stordimento), che tra gli adolescenti di 16-17 anni raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione e che tra i giovani di 18-24 è ormai "un'abitudine consolidata". Lo dice l'Istat nel rapporto 'L'uso e l'abuso di alcol in Italia', presentato oggi. L'istituto di statistica spiega che l'anno scorso le persone di 11 anni e più con almeno un comportamento a rischio sull'assunzione di alcol erano circa 7,5 milioni, di cui 5 milioni e 674 mila maschi e 1 milione 790 mila femmine: rispetto al 2011 c'è stata una riduzione da 15,2% a 13,8% nella quota di persone che presentano almeno un comportamento a rischio. La riduzione è dovuta sia a una contrazione nel consumo giornaliero non moderato (che passa dall'8,4% al 7,5%), che alla riduzione nell'abitudine al 'binge drinking' (che passa dal 7,5% al 6,9%) e si osserva tra i maschi (da 23,9% a 21,7%) e tra coloro che risiedono nelle regioni dell'Italia Nord-occidentale e centrale (rispettivamente dal 17,6% al 14,8% e dal 15,0% al 12,3%). Il consumo giornaliero non moderato riguarda invece ancora il 12,2% degli uomini e il 3,2% delle donne e, in particolare, il 'binge drinking' riguarda l'11,1% degli uomini e il 3,1% delle donne. Comportamenti a rischio diffusi si osservano tra gli anziani di 65 anni e più (il 40,7% degli uomini contro l'10,1% delle donne), i giovani di 18-24 anni (il 21,0% dei maschi e il 9,5% delle femmine) e gli adolescenti 11-17enni (il 12,4% dei ragazzi e l'8,4% delle ragazze). Dal punto di vista territoriale, i comportamenti a rischio sono maggiormente diffusi tra la popolazione residente nel Nord-est e nel Nord-ovest, mentre si riducono al Sud. (segue)

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