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pubblicato il 16/apr/2013 20:17

Salute: al S.Camillo di Roma intervento protesi d'anca bilaterale

Salute: al S.Camillo di Roma intervento protesi d'anca bilaterale

(ASCA) - Roma, 16 apr - Un raro intervento di protesi di anca bilaterale in contemporanea e' stato eseguito per la prima volta presso l'ospedale San Camillo di Roma.

La paziente, una ragazza francese di 22 anni, e' stata operata dall'equipe di Sandro Rossetti, Primario del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale San Camillo di Roma, supportato da Francesco Pallotta, ortopedico e responsabile del reparto di Ortogeriatria.

La giovane era da molto tempo costretta sulla sedia a rotelle a causa di una displasia alle anche che l'ha immobilizzata per lunghi periodi nel corso della sua vita.

Era stata operata otto anni fa all'anca sinistra presso il Centro Universitario di Chirurgia Ortopedica di Caen, in Francia. Ma l'intervento non aveva risolto le sue difficolta' nel camminare. L'unica sua speranza era rappresentata dalle protesi di anca. Cosi', dopo aver avuto numerosi consulti presso diversi ospedali, ha scelto la Capitale, quindi l'ospedale San Camillo, dove i medici dell'equipe del Prof.

Rossetti l'hanno sottoposto ad un raro intervento di chirurgia ortopedica. L'operazione e' riuscito perfettamente.

Spiega Rossetti: ''L'intervento di protesi di anca bilaterale in contemporanea si esegue molto raramente. Il paziente di solito prima fa l'operazione ad un'anca e poi dopo sei mesi all'altra. Ma noi non abbiamo avuto scelta - aggiunge - la nostra paziente se operata solo ad un'anca non avrebbe potuto fare riabilitazione in attesa dell'intervento all'altra gamba perche' non e' in grado di muoversi. Viveva ormai sulla sedia a rotelle''.

''Le protesi utilizzate nell' intervento - aggiunge lo specialista - sono cosiddette a conservazione di collo.

Nascono per pazienti giovani, appunto, troppo giovani, per affrontare un impianto protesico classico ma che, comunque sofferenti, non sono in condizioni di vivere una vita normale dal punto di vista relazionale.

Nell'impianto protesico classico la testa e il collo del femore vengono sacrificati e vengono sostituiti con una struttura artificiale. Queste nuove protesi a conservazione di osso, invece, implicano una minore invasivita' ed un minor sacrificio della componente ossea. Cio' permette al paziente ancora giovane di ricorrere alla chirurgia protesica tranquillamente perche' potra' usufruire in futuro, se ne avra' necessita', di una protesi classica come se fosse un primo impianto''.

red/mpd

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