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pubblicato il 07/dic/2013 11:54

Roma/Bilancio: assemblea approva manovra, opposizione si rivolge a Tar

Roma/Bilancio: assemblea approva manovra, opposizione si rivolge a Tar

(ASCA) - Roma, 7 dic - Due settimane di lavori, il ''brivido' della scadenza - il 30 novembre - del termine utile per l'approvazione del documento economico, la lettera di proroga del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, migliaia di emendamenti, il ricorso al Tar dell'opposizione. Ieri sera dopo le 23 l'aula Giulio Cesare, dove si riunisce il Consiglio comunale di Roma, ha messo la parola fine all'iter per l'approvazione del bilancio di previsione del 2013 tra la soddisfazione del sindaco, Ignazio Marino, e della maggioranza. Una manovra da 6.528.085.515,84 euro, passata con il voto finale della delibera 102. 29 voti favorevoli, 16 contrari e 1 astenuto che di fatto rendiconta gli investimenti per il 2013, pari a 540 milioni, ne prevede 133 per il prossimo anno e 25 per il 2015, per un totale di 699 milioni di euro. Quasi la meta' delle entrate fanno leva sulla parte tributaria, mentre la spesa corrente per l'anno in corso e' di 5,1 miliardi.

''Roma oggi ha iniziato a mettere ordine ai propri conti.

La responsabilita' finalmente ha prevalso'', ha sottolineato il presidente dell'Assemblea Capitolina, Mirko Coratti, ringraziando il personale capitolino, l'Ufficio di Presidenza, i Consiglieri comunali e la stampa ''sottoposti in queste ore ad un vero 'tour de force'''. E' soddisfatto Coratti che ora pensa alla ''sfida del 2014'', fiducioso che nelle prossime settimane ''si possa iniziare senza pausa l'attivita' per dare alla capitale un vero bilancio di previsione al fine di invertire il declino cui e' stata condotta la nostra citta'. Ora e' necessario programmare un lavoro in grado di far uscire la citta' dalla peggiore crisi economica dal Dopoguerra''.

Meno soddisfatto Dario Rossin, consigliere capitolino di Fratelli d'Italia e segretario d'Aula di Roma Capitale, protagonista della, seocndo alcuni, 'presunta' gomitata al sindaco Marino, episodio che ha tenuto alta l'attenzione dei social network e dei programmi tv satirici sulle vicende del bilancio capitolino.

''Dopo una maratona oratoria di diverse ore in cui ho illustrato i 655 ordini del giorno a questo bilancio, una stanca maggioranza attiva solo sui social network - ha detto Rossin - vota un bilancio illegittimo. Prendo atto che le forzature e le violazioni hanno avuto la meglio, nonostante parte dell'opposizione abbia fatto al meglio il proprio dovere. Il fatto che si chiuda un bilancio poco dopo le 23 e' sintomatico di una vera e propria dittatura bolscevica, per cui la maggioranza non riesce nemmeno a intervenire in toto in dichiarazione di voto''. Rossin si e' poi detto dispiaciuto nel constatare che ''il sindaco non abbia avuto nemmeno oggi il sussulto d'orgoglio di chiedermi scusa per la sua vergognosa simulazione, ma spiace ancor di piu' sapere che alla politica si sostituira' la magistratura che mandera' a casa Marino grazie ai ricorsi presentati''.

E a rivolgersi al Tar - come spiegato dall'ex sindaco della Capitale, Gianni Alemanno - sono stati, oltre allo stesso Alemanno, Sveva Belviso, presidente del gruppo consiliare Nuovo Centro Destra, il consigliere di Forza Italia Giovanni Quarzo, Fabrizio Ghera, presidente del gruppo consiliare Fratelli d'Italia e il consigliere Ncd Marco Pomarici. ''Aabbiamo presentato ricorso al Tar - ha spiegato Alemanno - per difendere l'Assemblea capitolina da un abuso del potere di maggioranza che ha violato il regolamento consiliare. Non avremmo voluto giungere a un gesto cosi' forte, ma non si era mai visto in Campidoglio un azzeramento cosi' immotivato e brutale degli ordini del giorno presentati dall'opposizione. In totale carenza di qualsiasi capacita' di proposizione politica ed economica la giunta Marino e la maggioranza che la sostiene, sta cercando una via inaccettabile per uscire dal vicolo cieco in cui si e' cacciata dopo sei mesi di immobilismo. Non solo le istituzioni consiliari, ma tutta la citta' deve essere salvata da questo mix di arroganza di potere e immobilismo amministrativo''.

bet/sam/

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