lunedì 23 gennaio | 22:04
pubblicato il 06/mag/2011 05:10

Rifiuti/ A Napoli torna l'esercito, ma la crisi resta

A terra in città 2mila tonnellate non raccolte

Rifiuti/ A Napoli torna l'esercito, ma la crisi resta

Napoli, 6 mag. (askanews) - Lunedì, a Napoli, torna la task force dell'Esercito con il compito di rimuovere i rifiuti dalle strade. Scene già viste in altre occasioni quando, così come in questi giorni, il capoluogo campano è diventato una grande pattumiera a cielo aperto nella quale i sacchetti di immondizia traboccano dai cassonetti e invadono i marciapiedi. Una città nella quale, soprattutto con le alte temperature, il lezzo proveniente dalla spazzatura diventa nauseabondo e genera il proliferare di insetti. La presenza dei militari nella metropoli alle falde del Vesuvio non è una novità. Del resto, anche in queste settimane, sono ancora 160 i soldati impiegati in opera di sorveglianza presso il termovalorizzatore di Acerra, ma anche nelle discariche e negli Stir della Campania. Una decisione assunta nel lontano maggio 2008 quando, nel corso di un consiglio dei ministri presieduto dal neo premier Silvio Berlusconi, si decretò che quei siti sarebbero diventati "di interesse strategico nazionale" e, dunque, presidiati dagli uomini armati. Una decisione scaturita principalmente dalle proteste e dagli atti vandalici che avevano impedito la realizzazione tempestiva di nuovi sversatoi, principalmente quello di Chiaiano a Napoli. Ma i militari, con il compito di movimentare rifiuti con mezzi meccanici adatti sono stati nel Napoletano anche pochi mesi fa, dal dicembre al gennaio scorsi quando, era riesplosa la crisi rifiuti. Allora l'Esercito fu impiegato il 23 Comuni della provincia di Napoli. In questi anni, dal 2008 a oggi, alcune discariche sono state aperte e si è anche inaugurato il termovalorizzatore di Acerra, ma la situazione, paradossalmente, sembra essere sempre uguale a se stessa. Periodicamente la città e molte zone del circondario ripiombano nell'emergenza, mentre sono ancora molto lontane le soluzioni strutturali: ancora basse le percentuali di raccolta differenziata, pochi o nulli gli impianti di compostaggio, molti i siti non voluti dalla popolazione, alcune le discariche in via di saturazione e ancora troppe le milioni di ecoballe da smaltire. E mentre soltanto a Napoli restano 2mila circa le tonnellate di spazzatura non raccolta in molti, in città, si chiedono se, anche questa volta, basteranno i bobcat a sconfiggere quello che viene definito un male atavico.

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