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pubblicato il 29/gen/2014 15:21

Ricerca: nel Dna e nel sangue i talenti delle nuove leve del calcio

Ricerca: nel Dna e nel sangue i talenti delle nuove leve del calcio

(ASCA) - Roma, 29 gen 2014 - Quali saranno i migliori calciatori di domani? Quale tra i nuovi talenti del calcio e' piu' tagliato per la difesa o per il centrocampo o l'attacco? Inoltre: come massimizzare le performance di un certo atleta sia durante l'allenamento sia in gara e come evitare che si faccia male, stressando e affaticando troppo il suo corpo con esercizi che non sono adatti a lui? A queste e altre domande utili a selezionare le nuove leve del calcio e a massimizzarne il talento con diete e allenamenti personalizzati si potra' rispondere con analisi genetiche e molecolari, prelievi di sangue e saliva alla ricerca di marcatori, ovvero molecole indicatori di stress psicofisico, oppure del metabolismo e di potenza e resistenza muscolare.

E' l'expertise scientifico messo al servizio dello sport che scende in campo grazie a una convenzione firmata da Universita' Cattolica del Sacro Cuore - Centro di ricerca in Biochimica e Nutrizione dello Sport (CriBeNS-UCSC) e Lega Italiana Calcio Professionistico (Lega Pro) in occasione del Convegno ''La nuova frontiera della scienza applicata al calcio'' e ''3/a Edizione del Premio Roberto Stracca'', in partnership con il Corriere della Sera tenutosi a Frosinone.

''Effettueremo alcune analisi molecolari che andranno a valutare una serie di marcatori di performance dell'atleta - spiega Ettore Capoluongo, responsabile dell'U.O.S. di Diagnostica Molecolare Clinica e Personalizzata. La letteratura scientifica ha ormai reso disponibili dati importanti di associazione tra varianti si sequenza presenti in alcuni geni (dette polimorfismi, cioe' forme alternative di uno stesso gene) e la capacita' di adattarsi meglio ad alcune tipologie di attivita' sportiva, di preparazione, e di recupero post-training''. ''Molti club stranieri - sottolinea Capoluongo - hanno cominciato da qualche anno ad usare questi ulteriori parametri biomolecolari nella scelta dei ruoli migliori per la squadra o nella modulazione del training''. Ad esempio, un indicatore di performance e' determinato dalla composizione dei muscoli dell'atleta, cioe' dalla tipologia di fibre muscolari di cui sono composti i suoi muscoli, la quale dipende a sua volta da determinati varianti genetiche.

''Per esempio - precisa Capoluongo - una macchina con un motore di 65 cavalli non potra' mai correre a 230 km/h: e' inutile quindi forzare sull'acceleratore avendo come unico effetto la rottura del motore. Lo stesso vale per un muscolo che, per la sua componente biochimica, non permettera' mai all'atleta di essere un centometrista. Questo non vuol dire che, invece, quell'atleta non diventera' un eccellente maratoneta''.

''I nostri studi - continua - hanno gli obiettivi di verificare su una popolazione selezionata e monitorata di atleti l'effetto di tali varianti, singolarmente e/o in combinazione; collaborare con lo staff medico e tecnico per rendere maggiormente efficaci le attivita' di preparazione atletica o di selezione dei ruoli, sulla base delle potenzialita' massime individuali che l'atleta potrebbe esprimere proprio per effetto della sua componente biologica.

Questo vuol dire anche poter evitare agli atleti quegli stress (ad es. overtraining) che spesso possono causare effetti collaterali importanti che portano l'atleta a dover affrontare periodi di fermo''. red/mpd

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