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pubblicato il 11/dic/2014 20:45

Ragusa, la madre al gip: "Non sono stata io a uccidere Loris"

Tre ore interrogatorio, Veronica Panarello ribadisce sua versione

Ragusa, la madre al gip: "Non sono stata io a uccidere Loris"

Catania, 11 dic. (askanews) - "Non sono stata io ad uccidere mio figlio Loris". Quarantotto ore dopo il suo ingresso in quella cella d'isolamento del carcere di Piazza Lanza a Catania, Veronica Panarello continua a ripetere la sua innocenza, e la sua versione su quanto accaduto la mattina del 29 novembre a Santa Croce Camerina. Una versione che oggi la donna ha ripetuto tra le lacrime anche davanti al gip di Ragusa, Claudio Maggioni, giunto nella casa circondariale etnea per svolgere l'interrogatorio di garanzia alla presenza anche del sostituto procuratore Marco Rota e del legale dell'indagata, l'avvocato Francesco Villardita.

L'udienza è durata circa 3 ore. Assistita dal suo avvocato Francesco Villardita, Veronica non si è avvalsa della facoltà di non rispondere, bensì ha risposto punto per punto alle contestazioni mosse contro di lei dalla Procura ragusana.

"La signora ha riposto a tutte le domande poste dal giudice prima, dal pm poi e dalla difesa da ultimo, in un lunghissimo interrogatorio molto articolato - ha detto l'avvocato Villardita all'uscita dal carcere -. Ha risposto a tutte le domande riconfermando la versione data agli inquirenti. Non si è in contraddetta. Ha spiegato tutto senza alcun tipo di problema".

Durante l'interrogatorio, alla 26enne non è stato mostrato nessun filmato, come qualcuno aveva sostenuto, ma sono soltanto alcuni frame stampati a colori: "Veronica Panarello - ha detto Villardita - ha risposto sulla base degli atti, e sui fotogrammi stampati, a colori, ma nessun filmato. La signora si è difesa sugli atti processuali in suo possesso fino in questo momento".

La lunga giornata dell'udienza di convalida era iniziata con la notizia relativa ad un presunto secondo cellulare con le foto di Loris, che Veronica Panarello avrebbe nascosto nei giorni immediatamente successivi alla morte del bambino. Anche su questo punto, l'avvocato ha fatto chiarezza: "La signora ha negato l'esistenza di un secondo telefonino". Riguardo a quelle fascette di plastica, compatibili con quella che ha ucciso Loris Stival, e che Veronica Panarello ha consegnato alle maestre del bambino: "E' stato spiegato - ha detto l'avvocato - che sono venute fuori solo perché lei stessa, nell'intento di dare una mano alla polizia per la ricerca del colpevole, ha chiesto alle maestre se fosse vero che avevano chiesto le fascette ai bambini per un esperimento a scuola. Alla loro risposta negativa le ha consegnate alle forze dell'ordine".

Concluso l'interrogatorio, Veronica Panarello ha ribadito ancora una volta la sua innocenza tra le lacrime. Quel "non sono stata io", che da ormai 13 giorni è l'unica sua certezza. Adesso, mentre l'avvocato Villardita osserva come "non sia ancora la fase in cui chiedere perizie psichiatriche né incidenti probatori relativi alle immagini di videosorveglianza" che incastrerebbero la donna, occorre attendere la decisione del gip che arriverà entro le 21,03 di domani.

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