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pubblicato il 30/giu/2014 20:02

Quando la Grande Guerra arrivò tra le montagne di Cortina

Un libro ricorda l'arrivo ad Ampezzo degli italiani 100 anni fa

Quando la Grande Guerra arrivò tra le montagne di Cortina

Cortina d'Ampezzo, (askanews) - Cento anni fa queste montagne oggi patrimonio dell'umanità sono state teatro di una terribile guerra. Italiani e austriaci si sono combattuti fino alla morte sulle Dolomiti di Cortina d Ampezzo durante la Grande Guerra. Una guerra di mina durissima che fece decine di migliaia di vittime. Allora la "Regina delle Dolomiti" era parte dell'impero austro-ungarico, come ricorda lo storico ampezzano Paolo Giacomel che per il centenario del conflitto ha scritto il libro "1914. L'Austria chiamò alle armi" (edizioni ULd A - union de i Ladis de Anpezo): "La guerra a Cortina è iniziata il primo agosto del 1914 dopo l attentato di Sarajevo del 28 giugno dello stesso anno. Gli uomini furono inviati contro l esercito russo, in Galizia, fra Polonia e Ucraina. Furono mandati subito in prima linea, molti non tornarono più. L'esercito austro-ungarico fu annientato in Galizia. Ed è lì che si trovano le tombe dei soldati di queste valli caduti in guerra. "Questa debacle diede coraggio al regno d Italia per dichiarare guerra quanto prima all Impero d Austria", spiega Giacomel. Il regio esercito italiano arrivò a Cortina nel maggio del 1915. "Furono accolti in modo freddo: non c erano uomini, le donne erano impegnate nei loro lavori quotidiani, i bambini erano a scuola". Gli ampezzani erano sul fronte russo, l esercito austriaco attendeva su montagne come queste - il Sasso di Stria, il Lagazuoi e il Col di Lana - che ancora oggi portano i segni della guerra, fra gallerie, fortini e trincee."Per arrivare a conquistare quella vetta - ricorda Giacomel - morirono migliaia di soldati, mantennero la conquista per un giorno solo perché poi la perdettero e non la conquistarono più neppure quando fecero una galleria al di sotto della vetta per farla saltare. La mantennero gli austriaci fino alla rotta di Caporetto".

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