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pubblicato il 28/nov/2014 16:50

Papa: violenze disumane in Siria e Iraq, non usare nome di Dio

"Cristiani e yazidi costretti a lasciare le loro case"

Papa: violenze disumane in Siria e Iraq, non usare nome di Dio

Istanbul, 28 nov. (askanews) - "La violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna". Lo ha detto Papa Francesco alla "Diyanet", il dipartimento per gli Affari Religiosi di Ankara, la più alta Autorità religiosa islamica sunnita in Turchia.

"Veramente tragica è la situazione in Medio Oriente, specialmente in Iraq e Siria", ha detto Jorge Mario Bergoglio. "Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista", ha proseguito Francesco in chiaro riferimento allo Stato islamico, "intere comunità, specialmente - ma non solo - i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa. Sono stati cacciati con la forza dalle loro case, hanno dovuto abbandonare ogni cosa per salvare la propria vita e non rinnegare la fede. La violenza ha colpito anche edifici sacri, monumenti, simboli religiosi e il patrimonio culturale, quasi a voler cancellare ogni traccia, ogni memoria dell'altro. In qualità di capi religiosi, abbiamo l'obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto - ha detto Bergoglio - la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l'Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche".

Il Papa ha preso la parola dopo il presidente della "Diyanet" Mehmet Gormez.

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