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pubblicato il 10/mag/2013 11:57

Papa: strada ecumenica ancora lunga ma molta gia' percorsa

Papa: strada ecumenica ancora lunga ma molta gia' percorsa

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 10 mag - Il cammino del dialogo tra cristiani ed in particolare tra cattolici e copti ortodossi ''e' forse ancora lungo, ma non vogliamo dimenticare la molta strada gia' percorsa''. Lo ha ricordato oggi papa Francesco che ha ricevuto in Vaticano Sua Santita' Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, Capo della Chiesa Ortodossa Copta d'Egitto. ''Siamo lieti di poter oggi confermare quanto i nostri illustri Predecessori solennemente dichiararono, siamo lieti di riconoscerci uniti dall'unico Battesimo, di cui e' espressione speciale la nostra comune preghiera, la quale anela al giorno in cui, compiendosi il desiderio del Signore, potremo comunicare all'unico calice'', ha detto il pontefice ricevendo Tawadros II e il suo seguito.

Papa Franceco si e' detto, quindi, convinto che ''con la guida dello Spirito Santo, la nostra perseverante preghiera, il nostro dialogo e la volonta' di costruire giorno per giorno la comunione nell'amore vicendevole ci consentiranno di porre nuovi e importanti passi verso la piena unita'''.

Ricevendo il papa di Alessandria ed il suo seguito, con ''un abbraccio di pace e di fraternita' dopo secoli di reciproca lontananza'', il pontefice non ha voluto dimenticare come proprio la Chiesa Copta ''rappresenta un segno importante della volonta' di tutti i credenti in Cristo di sviluppare nella vita quotidiana relazioni sempre piu' fraterne e di porsi a servizio dell'intera societa' egiziana, di cui sono parte integrante''. ''Sappia che il Suo sforzo a favore della comunione tra i credenti in Cristo, cosi' come il Suo vigile interesse per le sorti del Suo Paese e per il ruolo delle comunita' cristiane all'interno della societa' egiziana, trovano - ha poi aggiunto il papa - una profonda eco nel cuore del Successore di Pietro e dell'intera comunita' cattolica''.

Francesco ha, infine, ricordato ''che esiste anche un ecumenismo della sofferenza: come il sangue dei martiri e' stato seme di forza e di fertilita' per la Chiesa, cosi' la condivisione delle sofferenze quotidiane - ha concluso - puo' divenire strumento efficace di unita'. E cio' e' vero, in certo modo, anche nel quadro piu' ampio della societa' e dei rapporti tra cristiani e non cristiani: dalla comune sofferenza, possono infatti germogliare, con l'aiuto di Dio, perdono e riconciliazione''.

gc/

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