domenica 26 febbraio | 15:33
pubblicato il 26/ott/2014 13:45

Papa: non possiamo separare vita religiosa da servizio a fratelli

"Dovere prendersi cura persone più deboli come lo straniero

Papa: non possiamo separare vita religiosa da servizio a fratelli

Roma, 26 ott. (askanews) - "Non si può più separare la vita religiosa dal servizio ai fratelli, a quei fratelli concreti che incontriamo", ed "essere santi comprende il dovere di prendersi cura delle persone più deboli come lo straniero, l'orfano, la vedova": è il cuore del messaggio dell'Angelus di Papa Francesco di oggi, che ha ricordato come "l'amore è la misura della fede e la fede è l'anima dell'amore".

Dopo la lettura dal Vangelo di Matteo, il Papa all'Angelus ha sottolineato la "novità" del messaggio di Gesù": "Mettere insieme questi due comandamenti l'amore per Dio e l'amore per il prossimo - rivelando che essi sono inseparabili e complementari, sono le due facce di una stessa medaglia".

Perché "non si può amare l'uno senza amare l'altro". "Papa Benedetto - ha proseguito Papa Francesco - ci ha lasciato un bellissimo commento a questo proposito nella sua prima Enciclica Deus caritas est. In effetti, il segno visibile che il cristiano può mostrare per testimoniare al mondo l'amore di Dio è l'amore dei fratelli. Il comandamento dell'amore a Dio e al prossimo è il primo non perché sta in cima all'elenco dei comandamenti. Gesù non lo mette al vertice, ma al centro, perché è il cuore da cui tutto deve partire e a cui tutto deve ritornare e fare riferimento".

"Già nell'Antico Testamento - ha ricordato il Papa - l'esigenza di essere santi, ad immagine di Dio che è santo, comprendeva anche il dovere di prendersi cura delle persone più deboli come lo straniero, l'orfano, la vedova".

E "Gesù porta a compimento questa legge di alleanza, Lui che unisce in sé stesso, nella sua carne, la divinità e l'umanità, in un unico mistero d'amore". "Ormai - ha sottolineato il Papa - alla luce della parola di Gesù, l'amore è la misura della fede, e la fede è l'anima dell'amore. Non possiamo più separare la vita religiosa dal servizio ai fratelli, a quei fratelli concreti che incontriamo". Così "non possiamo più dividere la preghiera, l'incontro con Dio nei Sacramenti, dall'ascolto dell'altro, dalla prossimità alla sua vita, specialmente alle sue ferite".

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