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pubblicato il 23/mag/2013 18:51

Papa: a vescovi italiani, no 'chierici Stato' preoccupati solo strutture

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 23 mag - I vescovi non si trasformino in ''chierici di Stato'' preoccupati solo della loro ''prospettiva di carriera'' o gestori ''dell'organizzazione e delle strutture'' ecclesiali, ma restino sempre veri pastori, privi ''di ogni supponenza'', capaci di ''chinarsi su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine'', soprattutto i piu' poveri e coloro che ''temono di non farcela''. A chiederlo e' papa Francesco nella sua meditazione di questo pomeriggio nella Basilica di San Pietro rivolta all'episcopato italiano riunito per la solenne Professione di Fede. Ai presuli convenuti a Roma per la 65.ma Assemblea generale della Cei, ha ricordato che ''anche l'amore piu' grande, quando non e' continuamente alimentato, si affievolisce e si spegne''. ''Non siamo espressione di una struttura o di una necessita' origanizzativa'', ha poi aggiunto il papa ''anche con il servizio della nostra autorita' siamo chiamati a essere segno della presenza e dell'azione del Sigonre risorto, a edificare, quindi, la comunita' nella carita' fraterna''.

''La mancata vigilanza, lo sappiamo - ha quindi aggiunto papa Francesco - rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un 'chierico di Stato' preoccupato piu' di se', dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio''.

''Essere Pastori - ha ancora affermato il papa - significa credere ogni giorno nella grazia e nella forza che ci viene dal Signore, nonostante la nostra debolezza, e assumere fino in fondo la responsabilita' di camminare innanzi al gregge, sciolti da pesi che intralciano la sana celerita' apostolica, e senza tentennamenti nella guida, per rendere riconoscibile la nostra voce sia da quanti hanno abbracciato la fede, sia da coloro che ancora 'non sono di questo ovile'''.

Essere Pastori, ha proseguito il pontefice, ''vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza. Dalla condivisione con gli umili la nostra fede esce sempre rafforzata: mettiamo da parte, quindi, - ha concluso papa Francesco rivolgendosi ai vescovi - ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine. Fra questi, un posto particolare riserviamolo ai nostri sacerdoti: soprattutto per loro, il nostro cuore, la nostra mano e la nostra porta restino aperte in ogni circostanza''.

gc/

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