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pubblicato il 26/gen/2011 17:24

Omicidio via Poma/ Busco condannato a 24 anni, urla in aula

Difensore dell'imputato: oggi non è stata fatta giustizia

Omicidio via Poma/ Busco condannato a 24 anni, urla in aula

Roma, 26 gen. (askanews) - Colpevole. A quasi 21 anni dall'omicidio di Simonetta Cesaroni in un'aula di giustizia si ritiene che si sia svelato il mistero che ha avvolto la morte della ragazza. Oggi, i giudici della III Corte d'assise del Tribunale di Roma hanno condannato a 24 anni il giovane che era all'epoca fidanzato con la vittima, Raniero Busco, che ha lasciato l'aula abbracciato al fratello Paolo e alla moglie e visibilmente commosso, quasi come se accusasse un malore. Con un provvedimento nel quale vengono riconosciute le attenuanti generiche si lega indissolubilmente la cronaca recente dell'inchiesta giudiziaria a quella della storia di un caso che sembrava avere i caratteri del mistero. La Procura, con il pm Ilaria Calò, aveva chiesto la condanna all'ergastolo per l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Simonetta era stata uccisa con 29 coltellate. Sul suo corpo l'assassino aveva infierito. E per questo chi era ritenuto responsabile di quel delitto non poteva avere giustificazioni. Forse per il tempo trascorso e per il comportamento processuale i giudici hanno ritenuto di far cadere l'aggravante contestata. L'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione della potestà genitoriale sono da una parte passaggi formali e dall'altra sostanziali che colpiscono al cuore tutti coloro che hanno ascoltato il giudizio espresso dalla corte nell'aula bunker di Rebibbia. La provvisionale di 100mila euro per la sorella di Simonetta, Paola e di 50mila per la madre, Anna Di Gianbattista, non quietano certamente le richieste della parte civile. Per i troppi anni trascorsi da una sentenza, per una vicenda che troppe volte è parsa arrotolarsi su se stessa. "La Procura ha battuto tutte le strade ed ha trovato il bandolo della matassa", ha spiegato l'avvocato Massimo Lauro che insieme con la collega Federica Mondani ha assistito Paola Cesaroni. E l'avvocato Lucio Molinaro che da sempre è stato vicino alla famiglia della vittima e che ricorda ancora il dolore sofferto dal padre di Simonetta, Claudio, scomparso negli anni scorsi, spiega: "Oggi viene restituita metà vita alla famiglia. una storia terribile, ma a carico di Busco sono emerse prove incontrovertibili". L'imputato appena dopo la lettura della sentenza, abbracciato al fratello, è parso visibilmente commosso e per alcuni avrebbe anche accusato un malore. La moglie, Roberta Milletarì, insieme con gli altri amici del quartiere di Morena, ha ascoltato lontano la decisione dei giudici. Il difensore, Paolo Loria, ha detto: "Non è stata fatta giustizia, andremo in appello".

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