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pubblicato il 26/feb/2014 12:00

Omicidio via Poma, avvocato Coppi: morso non può essere di Busco

"La sentenza di secondo grado di assoluzione è esemplare"

Omicidio via Poma, avvocato Coppi: morso non può essere di Busco

Roma, 26 feb. (askanews) - In nessun modo i segni sul seno di Simonetta Cesaroni, uccisa in via Poma il 7 agosto 1990, possono essere riconducibili ad un morso dato da Raniero Busco: in sintesi è questa la convinzione dell'avvocato Franco Coppi, che assiste l'allora fidanzato della giovane segretaria. Davanti ai giudici della Corte di cassazione chiamati a decidere se confermare l'assoluzione in secondo grado di Raniero Busco, l'avvocato Franco Coppi ha difeso, punto per punto, la sentenza emessa dai giudici della Corte di assise d'appello, definendola "esemplare", soprattutto riguardo al dibattuto punto dei segni di un presunto morso sul corpo di Simonetta. "La perizia in appello ha ribaltato le conclusioni dei consulenti di pm e parti civile e ha perentoriamente escluso che si possa parlare di un morso, e ancora più perentoriamente ha stabilito l'impossibilità in linea teorica di attribuirlo a Busco", ha sottolineato l'avvocato Coppi aggiungendo: "Su questo punto la sentenza è esemplare". Per l'avvocato, infatti, la sentenza mette proprio in discussione il ruolo del giudice di fronte al progresso scientifico. Innanzitutto - ha spiegato Coppi - il morso come prova scientifica è inattendibile, anzi per alcuni esperti andrebbe bandita come prova; in secondo luogo non esistono dentature uniche e inimitabili; infine, in terzo luogo da un morso non è possibile risalire al suo autore. Coppi ha così difeso la sentenza di assoluzione e in particolare la perizia del professor Cipolla D'Abruzzo, nominato dalla Corte d'assise d'appello, per svolgere la perizia richiesta dalla Procura, ricordando che quella lesione sul seno di Simonetta "non è un morso perché manca l'opponente. E la linea teorica si sposa quindi con la rilevazione di carattere pratico". L'avvocato Coppi, oltre ad aver difeso la competenza del professor Cipolla D'Abbruzzo, ha sottolineato altri importanti elementi della sentenza di assoluzione come, il Dna sul reggiseno di Simonetta Cesaroni per cui "con tranquillante certezza nessuno può rilevare che il Dna sul reggiseno sia stato lasciato il giorno dell'omicidio, il 7 agosto, e non il 4, tre giorni prima, quando i due ragazzi hanno avuto un rapporto sessuale". Questa circostanza, secondo l'avvocato, sarebbe corroborata anche dalle tracce di Dna sul corpetto, tracce che corrispondono a quelle sul reggiseno e che non ha macchie di sangue o lacerazioni provocate da un coltello, e "anche questa circostanza ci allontana dalla ipotesi che il Dna possa essere stato rilasciato il giorno dell'omicidio". L'avvocato Coppi ha inoltre ribadito un elemento fondamentale di cui la sentenza di assoluzione dà atto: che "sul luogo del delitto sono state ritrovate tracce di sangue non attribuibili né alla vittima né a Busco ma ad una se non a due persone diverse, una delle quali sicuramente si è ferita durante l'aggressione".

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