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pubblicato il 11/ago/2011 14:22

Omicidio Rea/ Parolisi dal carcere: Non ho ucciso, non mollerò

"Sono un ragazzo sommerso dall'odio, mi vengono tarpate le ali"

Omicidio Rea/ Parolisi dal carcere: Non ho ucciso, non mollerò

Roma, 11 ago. (askanews) - "L'ho tradita ma non l'ho ammazzata. In termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere". E' un misto di sgomento, rabbia e fede quello che prova Salvatore Parolisi dietro le sbarre del carcere di Teramo. Il caporalmaggiore al centro dell'inchiesta sulla morte della moglie non si dà pace per esser finito in prigione. In attesa di raccontare per la prima volta la sua versione dei fatti davanti al gip, il militare affida pensieri e sensazioni a una lettera scritta di suo pugno alla giornalista di 'Quarto Grado' Ilaria Mura Delitala e al marito. Tgcom ne è entrato in possesso e oggi sul suo sito ne pubblica alcuni passaggi. Nello scritto il militare si concentra sulla sua quotidianità di recluso: "Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro, leggendo scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l'aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà. Non tutti mi hanno già condannato...dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente. Non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia". Il caso Rea è finito subito sulle prime pagine dei giornali. E anche in tv: "A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in tv. Beh, cosa vedo io? L'immagine di un ragazzo con lo sguardo smarrito che con un sì segna il suo destino...Quel ragazzo, volontario in Kosovo, in Afganistan, con una grande e sana voglia di vivere, di sperimentare nuovi orizzonti, di sognare...perdo la linfa della vita, mi vengono tarpate le ali". Infine un pensiero alla figlia e a cosa prova lui finito nell'occhio del ciclone. "Adesso sono un ragazzo sommerso dall'odio, frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il suo dolore...mi sta mancando la voglia di vivere, penso che forse sarebbe stato meglio che avessero ammazzato me quel giorno. Mi mancate tutti, Melania, Vittoria, la mia famiglia, gli amici, la mia vita".

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