sabato 21 gennaio | 06:03
pubblicato il 21/mar/2014 15:27

Nucleare: nasce Osservatorio per garantire sicurezza smaltimento rifiuti

Nucleare: nasce Osservatorio per garantire sicurezza smaltimento rifiuti

(ASCA) - Roma, 21 mar 2014 - Otto impianti da smantellare e circa 55.000 metri cubi di rifiuti radioattivi da trattare e smaltire. A cui si aggiungono altri circa 36.000 metri cubi di rifiuti radioattivi prodotti da impieghi medicali, di ricerca e industriali. Sono i numeri cui si trova di fronte l'Italia che deve procedere allo smantellamento delle centrali nucleari, degli impianti di produzione del combustibile nucleare e degli impianti di ricerca del ciclo del combustibile nucleare di Trino (VC), Caorso (PC), Latina (LT), Garigliano (CE), Bosco Marengo (AL), Saluggia (VC), Casaccia (RM) e Rotondella (MT), nonche' ad avviare le attivita' di chiusura del ciclo del combustibile nucleare.

Attivita' che generano circa 55.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui circa 10.500 ad alta attivita' e altri 44.500 a media e bassa attivita'.

A questi si aggiungono i rifiuti radioattivi a bassa, media ed alta radioattivita' generati da attivita' diagnostiche e terapeutiche di medicina nucleare (provette, flaconi, siringa, guanti, indumenti contaminati, sorgenti per teleterapia etc...), ma anche di macchinari contaminati e dispositivi utilizzati per la ricerca in campo medico e farmacologico, oltre che in specifici settori industriali.

Questi in Italia oggi ammontano a circa 15.000 metri cubi, di cui piu' di 3.000 ad alta attivita', a cui se ne aggiungeranno nei prossimi anni circa altri 20.500, di cui oltre 1.500 ad alta attivita', con un trend di crescita di 500 metri cubi l'anno.

La quantita' complessiva di rifiuti a bassa, media e alta attivita' da smaltire e' dunque di oltre 90.000 metri cubi.

Attualmente i rifiuti radioattivi prodotti quotidianamente sono raccolti presso i siti di produzione, mentre quelli derivanti dal settore sanitario, della ricerca e dall'industria sono detenuti in aree di stoccaggio provvisorio. Ma la Direttiva europea 2011/70 Euratom ha imposto ad ogni Stato membro la realizzazione di un deposito che sia in grado di ospitare in sicurezza il combustibile nucleare esaurito e i rifiuti radioattivi anche derivanti dagli impieghi medicali, di ricerca e industriali.

E' su queste attivita' che vuole fornire controllo l'Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare, organismo indipendente promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Sogin, presentato oggi a Roma e nato con l'intento di sorvegliare le attivita' di decommissioning degli impianti nucleari e la realizzazione di un Parco tecnologico e di un deposito nazionale. Operazioni che richiedono processi ''trasparenti, condivisi e partecipati''. La Direttiva pone, infatti, l'accento sulla 'massima trasparenza' nella realizzazione delle operazioni e prevede che ''la popolazione abbia le necessarie occasioni di effettiva partecipazione ai processi decisionali concernenti la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi conformemente alla legislazione nazionale e agli obblighi internazionali''. red/mpd

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