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pubblicato il 12/set/2013 14:41

No Tav: titolare Italcoge dopo sabotaggio, conviene gettare la spugna

No Tav: titolare Italcoge dopo sabotaggio, conviene gettare la spugna

(ASCA) - Torino, 12 set - Di nuovo l'Italcoge, presa di mira da sabotatori no tav. Nella notte, poco dopo l'una, un nuovo raid nella cava di Gravere a pochi chilometri da Susa. Un'area che ancora porta le tracce dei precedenti attentati incendiari con gli uffici ridotti a macerie. Ignoti si sono introdotti nella cava nella notte e hanno dato alle fiamme usando diavolina e gasolio un cassone di un camion pieno di rifiuti di plastica. Poi hanno tentato di incendiare anche una pala meccanica a cui, per accanimento della sorte, era gia' stato dato fuoco lo scorso anno. Sono anche stati lasciati bossoli di lacrimogeni e scritte no tav sul mezzo danneggiato. Sono intervenuti i carabinieri e la Digos. ''Siamo alla resa dei conti, conviene gettare la spugna'', si sfoga con amarezza ai microfoni del Tg 3 Piemonte il titolare dell'azienda Antonio Lazzaro, mentre il fratello Ferdinando, proprio poche ore prima del sabotaggio, aveva partecipato alla trasmissione di Rai2 Virus, sottolineando la sfortuna per l'Italcoge di essere intervenuta per prima nei lavori al cantiere gia' con gli interventi di recinzione. E' il quattordicesimo attentato nei confronti di un'azienda che lavora per la Tav dall'inizio di luglio. Tre giorni fa erano stati dati alle fiamme sette mezzi dell'Itinera con danni per un milione e mezzo di euro. La Italcoge e i suoi titolari sono stati piu' volte vittime di episodi di intimidazione e di sabotaggio in questi anni. Nel luglio scorso e' stata recapitata una busta con proiettile ad Antonio Lazzaro. Nel giugno 2011 il fratello rispose a una provocazione di alcuni attivisti e durante la colluttazione si ruppe un braccio. Il mese dopo cinque camion furono dati alle fiamme nel deposito dell'azienda e altri attentati si verificarono nel settembre 2011 e nell'agosto 2012. In una nota diffusa dalla Comunita' montana Valsusa Valsangone, firmata da 22 sindaci e dal presidente Sandro Plano si fa un appello perche' nella valle cessi ''ogni atto di violenza'' e viene chiesto al Governo di riaprire ''un confronto tecnico e istituzionale anche con gli Enti che hanno espresso critiche all'opera''. eg/lus

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