venerdì 20 gennaio | 23:04
pubblicato il 04/set/2013 11:25

Morte Cucchi: il Sappe contro Cancellieri. ''Quali altre indagini?''

Morte Cucchi: il Sappe contro Cancellieri. ''Quali altre indagini?''

(ASCA) - Roma, 4 set - Non si placano le polemiche dopo che sono state rese note, ieri, le motivazioni della sentenza con cui la terza corte d'assise di Roma lo scorso 5 giugno ha condannato sei medici e assolto i tre agenti di polizia penitenziaria per la morte di Stefano Cucchi. Non e' piaciuto al Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) il commento del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, che ha parlato di ''indagini ancora in corso, attivita' ispettive del ministero che stanno verificando le situazioni''. ''A noi risulta che una (peraltro rigorosa) inchiesta amministrativa venne immediatamente disposta dall'allora capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, tesa - si legge in una nota - ad accertare l'operato del personale in servizio nel Reparto detentivo dell'ospedale Pertini e nelle celle detentive del palazzo di Giustizia a Roma. L'inchiesta escluse responsabilita' da parte del personale di Polizia penitenziaria. A quali altre attivita' ispettive ministeriali si riferisce allora il Guardasigilli?'', si domanda Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e piu' rappresentativa Organizzazione di Categoria.

''Quell'accertamento sulla 'assenza di responsabilita'' da parte di personale della polizia penitenziaria nel decesso di Stefano Cucchi fu una notizia importante, che conforto' la nostra originaria convinzione che all'ospedale Pertini e al palazzo di Giustizia di piazzale Clodio la polizia penitenziaria ha lavorato e lavora come sempre nel pieno rispetto delle leggi, con professionalita' e senso del dovere. Constato - aggiunge Capece - che il ministro della Giustizia ha ricevuto al ministero la sorella di Stefano Cucchi ma non i 3 agenti di Polizia Penitenziaria assolti. Mi auguro ora che dopo aver avuto conoscenza delle motivazioni della sentenza della Terza Corte d'Assise di Roma il Guardasigilli esprima vicinanza e solidarieta' alla polizia penitenziaria rispetto a quanti hanno 'sbattuto il mostro' (ovvero i poliziotti penitenziari) al pubblico ludibrio e hanno associato piu' o meno velatamente al nostro lavoro i sinonimi inaccettabili di violenza, indifferenza e cinismo''.

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