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pubblicato il 07/mag/2013 16:46

Medicina: Anestesisti, scelte in terapia intensiva non sono eutanasia

Medicina: Anestesisti, scelte in terapia intensiva non sono eutanasia

(ASCA) - Roma, 7 mag - ''Per la natura stessa della medicina intensiva i medici devono affrontare decisioni cruciali circa la vita e la morte dei loro pazienti'', poiche' ''la medicina contemporanea, per quanto sofisticata e 'aggressiva', spesso non e' in grado di guarire i pazienti, di salvare loro la vita o anche solo di incidere in modo significativo sull'evoluzione della malattia'', ma ''il nostro attuale contesto sociale e' spesso poco consapevole della dimensione del limite e nutre aspettative irrealistiche nei riguardi della medicina in generale e di quella intensiva in particolare'': la SIAARTI (Societa'  italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), offre in una nota alcune precisazioni sulle scelte di fine vita in terapia intensiva, sottolineando come nei giorni scorsi siano stati ''ripresi in modo erroneo e strumentale i dati di uno studio scientifico sulle scelte di fine vita condotto in un campione di Terapie Intensive italiane e pubblicato nel 2010 sulla rivista europea di settore Intensive Care Medicine''.

In particolare, anestesisti e rianimatori sottolineano che ''la decisione di limitare, sospendere o non iniziare trattamenti di supporto vitale giudicati sproporzionati rappresenta una scelta clinicamente ed eticamente corretta'', ma ''tale decisone nulla ha a che vedere con l'eutanasia - cioe' un'azione volta ad accelerare deliberatamente la morte di un paziente - che rappresenta, invece, una scelta eticamente e deontologicamente inaccettabile''. E ricordano che ''la necessita' di 'astenersi dall'ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualita' della vita' e' esplicitamente indicata dal Codice di Deontologia Medica (2008)''. Anche se, avvertono, ''la decisione di sospendere o non iniziare trattamenti di supporto vitale non deve comportare mai l'abbandono del paziente ne' l'interruzione di tutte le terapie atte a trattare, attraverso adeguate forme di medicina palliativa, ogni forma di sofferenza''.

Di qui la censura, da parte della SIaarti, ''a quelle espressioni riportate anche da alcuni mass media che in modo superficiale e scorretto hanno associato i temi del fine vita e il complesso lavoro di cura svolto nelle Terapie Intensive italiane ad azioni connesse con l'eutanasia''.

red/mpd

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