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pubblicato il 03/feb/2014 11:10

Maltempo: geologi, Genova, Messina e R.Calabria territori piu' a rischio

Maltempo: geologi, Genova, Messina e R.Calabria territori piu' a rischio

(ASCA) - Roma, 3 feb 2014 - Genova, Messina e Reggio Calabria. Queste le citta' italiane dove e' allarme rosso per il rischio idrogeologico e da dove occorrerebbe ''iniziare a intervenire''. Nel quadro di un intero paese che si sgretola, ma ancora incapace di considerare la messa in sicurezza del territorio come una priorita'. Rilancia appelli ''espressi da anni'' Gian Vito Graziano, presidente dell'Ordine nazionale dei geologi, in un colloquio con l'ASCA.

Frane, smottamenti, esondazioni, morte. A fronte dell'ennesimo scempio che si sta lasciando alle spalle questa ondata di maltempo, ''non bisogna, comunque, mai abbassare la guardia ed assistere con una sorta di fatalismo a quello che resta un problema risolvibile, anche se diventa sempre piu' difficile, man mano che passa il tempo'', premette l'esperto.

Se le ultime stime elaborate due anni fa dal ministero dell'Ambiente parlano di 44 miliardi di euro necessari a mettere in sicurezza il territorio nazionale dal rischio idrogeologico, ''il dato certo e' che non li abbiamo: pertanto, il problema va affrontato senza considerare tutto quello che si dovrebbe fare, ma almeno da dove iniziare'', sostiene Graziano. Il dato ''banale'' a cui fare riferimento per decidere da dove partire ''e' quello del numero delle persone a rischio. In base a questo criterio - afferma il presidente dei geologi italiani - le citta' da cui partire sono Genova, Messina e Reggio Calabria''. Dopo i 30 milioni di euro stanziati nel 2014 per il rischio idrogeologico, il governo ''ne ha trovati immediatamente altri 20 da destinare alla Sardegna colpita dall'alluvione di ottobre. Ma il concetto e' che intervenire in emergenza costa piu' di prevenire e non risolve il problema'', sottolinea Graziano. Che cita l'esempio di Giampilieri (Me) e le sue 37 vittime nell'alluvione del 2009.

''Ormai e' un paese morto, tutti se ne sono andati anche se ci sta costando moltissimo metterne il territorio in sicurezza''. Cosi', le persone evacuate ieri a Roma pagano ''l'urbanizzazione scellerata degli anni'70: bastava guardare la geologia per non ritrovarsi con case minacciate da un torrente a valle e dal rischio frana a monte'', decreta l'esperto. Non potendo confidare su ampie risorse finanziare, ''sarebbe gia' molto riuscire a spendere le poche che abbiamo. Cio', paradossalmente, spesso nemmeno avviene, perche' i Comuni non hanno la capacita' di programmare opere e interventi'', denuncia il presidente dell'ordine dei geologi.

Da qui, il rinnovo di ''un appello che rivolgiamo da anni alla politica affinche' venga approvata una Legge per la messa in sicurezza del territorio, che stabilisca precise competenze ed una vera e propria cabina di regia nazionale'', afferma Graziano. Secondo il quale proprio l'assenza di un provvedimento legislativo ad hoc ''e' la dimostrazione che in Italia il rischio idrogeologico non rappresenti uan priorita'. Sia a livello politico, sia a livello di societa' civile che non contribuisce ad alzare l'attenzione con una spinta dal basso: la gente e' piu' preoccupata del rischio sismico o ambientale, ma non sembra pretendere la sicurezza del suolo'', conclude il presidente dell'ordine dei geologi.

stt/sam/

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