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pubblicato il 12/feb/2014 16:09

Maltempo: Cia, serve una vera politica di difesa del territorio

(ASCA) - Roma, 12 feb 2014 - L'agricoltura e' stata flagellata dal maltempo. Nelle campagne colpite dai nubifragi si contano danni per decine di milioni di euro, tra frane e smottamenti che hanno asportato grandi quantita' di terreno e compromesso reti idrauliche ed elettriche, allagamenti estesi di campi, stalle e magazzini e in alcuni casi l'annegamento dei capi di bestiame. Eppure proprio la campagna, se non fosse stata ''consumata'' negli anni dalla cementificazione selvaggia, avrebbe potuto evitare in parte questi disastri.

Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori. La vera falla che porta l'Italia oggi a una continua ''emergenza'' e' la totale assenza di una politica di difesa e conservazione del suolo. Soprattutto nelle aree marginali di collina e di montagna. E invece -sostiene la Cia- poco si e' fatto in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l'abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in certe zone e' fondamentale. I terreni coltivati, infatti, insieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi, grazie anche alla loro elevata capacita' di assorbimento, aiutando a scongiurare frane e cedimenti del terreno -sottolinea la Cia-. Purtroppo pero' la cementificazione continua e non regolamentata non solo ha cancellato negli ultimi vent'anni oltre 2 milioni di ettari di terreno agricolo, ma spesso questo processo non e' neppure stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque. Per questo ora non si puo' piu' attendere -osserva la Cia-.

Al Paese servono nuove e adeguate politiche di prevenzione del territorio, a cui affiancare una puntuale azione di vigilanza e controllo delle situazioni a rischio che deve coinvolgere necessariamente gli agricoltori. D'altra parte, oggi il rischio idrogeologico in Italia coinvolge il 10 per cento circa della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni. Vuol dire che oggi quasi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni e valanghe. res/rus

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