lunedì 23 gennaio | 12:18
pubblicato il 13/mag/2011 08:50

Mafia/ Preso in Puglia Giuseppe Pacilli, boss super ricercato

Tra i 15 latitanti più pericolosi, guidava il clan Li Bergolis

Mafia/ Preso in Puglia Giuseppe Pacilli, boss super ricercato

Roma, 13 mag. (askanews) - Catturato in Puglia Giuseppe Pacilli, 39 anni, uno dei 15 latitanti di massima pericolosità che fanno parte del 'programma speciale di ricerca' del Ministero dell'Interno, selezionati dal gruppo integrato interforze. Pacilli - che deve scontare condanne definitive per 13 anni per associazione di tipo mafioso ed estorsione - è ritenuto il più pericoloso criminale della Puglia ed è il boss della cosca Li Bergolis, potente clan criminale dell'area garganica pugliese, protagonista negli ultimi anni della sanguinosa e cruenta faida con il clan rivale dei Romito, un tempo alleato. Una vera e propria guerra, con omicidi 'eccellenti' di rappresentanti dei vertici dei due clan, come l'uccisione nell'aprile 2009 di Franco Romito, 45 anni, e quella nell'ottobre successivo di Francesco Li Bergolis, 66 anni, i padrini delle rispettive fazioni. In questo scontro armato Giuseppe Pacilli era il 'braccio operativo' del boss Franco Li Bergolis (nipote di Francesco), catturato lo scorso anno dopo un periodo di prolungata latitanza. Dopo l'arresto di Franco Li Bergolis, Pacilli ha via via assunto la leadership nel clan, arrivando ai vertici del gruppo. Dalle sue decisioni dipendono le strategie mafiose che ispirano la vita delinquenziale del clan Li Bergolis: dalle indagini è infatti emerso che ha continuato a gestire in particolare il settore delle estorsioni, che incide pesantemente sul tessuto economico dell'area garganica. Giuseppe Pacilli è stato catturato con un blitz di unità elitrasportate della Polizia che hanno fatto irruzione in un casolare nella frazione di Rozzano, in agro di Monte Sant'Angelo (Foggia), dove l'uomo si nascondeva. stato individuato tramite sofisticate attività tecniche realizzate nei confronti dei fiancheggiatori. Pacilli era armato e deteneva una circa 5.000 euro. Le indagini sono state svolte dal Servizio centrale operativo e delle squadre mobili di Foggia e Bari, nel contesto di uno specifico dispositivo di intervento predisposto dal Dipartimento della Pubblica sicurezza contro le cosche mafiose in Puglia, e sotto il coordinamento dei magistrati della Procura distrettuale antimafia di Bari.

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