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pubblicato il 17/giu/2011 10:56

Mafia/ Denaro per una scarcerazione, indagato il vice di Grasso

Corriere della Sera:Da Procura Reggio verifiche su parole pentito

Mafia/ Denaro per una scarcerazione, indagato il vice di Grasso

Roma, 17 giu. (askanews) - Il magistrato Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, è indagato dalla Procura di Reggio Calabria per il reato di corruzione in atti giudiziari. quanto scrive oggi il Corriere della Sera, spiegando che il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone ha già informato dell'inchiesta il Csm e il procuratore generale della Cassazione. L'iscrizione di Cisterna sul registro degli indagati sarebbe un "atto dovuto" per procedere agli accertamenti sulle rivelazioni fatte da Antonio Lo Giudice, il pentito che dopo l'arresto si è autoaccusato di una serie di attentati contro la Procura calabrese tra gennaio e agosto 2010. Secondo il Corriere, ai magistrati Lo Giudice ha anche raccontato che suo fratello Luciano (condannato tra l'altro per usura e estorsione) si era rivolto ad Alberto Cisterna per la scarcerazione di un altro fratello, Maurizio, e dopo il "buon esito" dell'accordo "Luciano mi disse che gli aveva fatto un regalo, e mi fece intendere soldi, molti soldi". La Procura di Reggio vuole ora verificare le dichiarazioni di Lo Giudice, anche per certificare l'attendibilità del pentito. Questi, tra l'altro, in una lettera consegnata nei giorni scorsi al Tribunale del Riesame ha fatto nuovamente il nome di Cisterna, insieme a quello di altri due magistrati (il sostituto procuratore generale di Reggio Francesco Mollace e l'ex Francesco Neri): i due magistrati, "Luciano Lo Giudice e Antonino Spanò (accusato di essere uno dei prestanome della famiglia Lo Giudice, ndr) sono stati legati per anni l'uno all'altro per motivi illeciti e convenienze", ha scritto il pentito. Non è la prima volta che Cisterna viene accostato a Luciano Lo Giudice. In relazione all'arresto nel 2008 del boss della 'ndrangheta Pasquale Condello, la polizia accertò oltre settanta contatti telefonici tra i due, "in gran parte da ricollegare al ricovero del figlio di Luciano Lo Giudice, un bambino di tre anni autistico. Mi chiese se poteva essere curato in un ospedale specializzato", aveva spiegato il magistrato.

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