lunedì 23 gennaio | 02:18
pubblicato il 12/ott/2012 20:30

Mafia/ Contrada:La cella è stata una saracinesca sulla mia vita

"Non escludo che qualcuno possa aver tradito i suoi doveri"

Mafia/ Contrada:La cella è stata una saracinesca sulla mia vita

Palermo, 12 ott. (askanews) - "Nel momento in cui improvvisamente fui prelevato dalla mia abitazione e portato via, e dopo qualche ora mi trovavo nel carcere militare di Forte Boccea, quando fui introdotto in quella cella e sentii alle mie spalle chiudersi la porta blindata, ebbi la sensazione di una saracinesca che si abbassava sulla mia vita". Il giorno dopo aver finito di scontare la sua condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, intervistato da TMNews, l'ex agente del Sisde Bruno Contrada, ricorda così quella mattina del 24 dicembre 1992, quando fu arrestato con il sospetto di aver intrattenuto relazioni con alcuni dei più pericolosi esponenti degli ambienti mafiosi di Palermo. "Quel giorno è stato uno spartiacque importante, fondamentale della mia vita - ha detto Contrada - Tragicamente e drammaticamente fondamentale". Oggi 81enne, Contrada ha speso una vita all'interno delle istituzioni. Un mondo al quale non ha mai fatto negare la sua fiducia nonostante gli ultimi vent'anni. "Anche se talvolta mi sorgono dei dubbi su questa mia appartenenza alle istituzioni - ha spiegato -, ancora oggi cerco di dirimerli. Di farli scomparire. Perché non avere più fiducia nelle istituzioni del nostro paese, significherebbe dichiarare il fallimento della mia vita. Avere fiducia nelle istituzioni, però, non significa avere fiducia anche di alcuni uomini, che in un determinato momento, in determinate circostanze e per determinati fatti, incarnano le istituzioni stesse". In un momento in cui si parla tanto di "trattativa" Stato-mafia, alla domanda se ritiene possibile che qualcuno appartenente al mondo delle istituzioni possa aver avuto contatti con la malavita, al fine di ottenere informazioni utili alle indagini, Contrada ha risposto: "Non lo escludo. Noi della Squadra mobile eravamo uno sparuto gruppo di uomini, contro una marea dilagante di criminalità organizzata e comune. Non posso escluderlo, perché in tutte le istituzioni ci sono coloro che mancano ai loro doveri, che si sottraggono ai loro doveri e tradiscono i loro doveri. Io non ho tradito quelli che erano i miei doveri istituzionali - ha concluso l'ex agente del Sisde -, e ho servito fedelmente lo stato, dall'inizio della mia carriera dagli anni 50 al 24 dicembre 1992".

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