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pubblicato il 19/ott/2013 13:27

Mafia: Coldiretti/Eurispes, 1 investimento su 4 lo fa in campagna

(ASCA) - Roma, 19 ott - Quasi un immobile su quattro confiscati alla criminalita' organizzata e' terreno agricolo a dimostrazione della strategia di accaparramento delle campagne messa in atto dalla criminalita' organizzata. E' quanto emerge dal Rapporto ''Agromafie'' sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti/Eurispes e presentato al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio. Su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalita' organizzata, oltre il 23 per cento (2.919) - sottolineano la Coldiretti/Eurispes - sono rappresentati da terreni agricoli.

Ma le mani della Mafia Spa - continua la Coldiretti - si allungano lungo tutta la filiera e, su un totale di 1.674 aziende confiscate, ben 89 (5,3 per cento) operano nei settori ''Agricoltura, caccia e silvicoltura'' e 15 (l'1 per cento circa) nei settori ''Pesca, piscicoltura e servizi connessi'', 173 (10 per cento) nella ristorazione ed alloggio e 471 (28 per cento) nel commercio all'ingrosso e al dettaglio, anche nell'agroalimentare. Osservando la distribuzione regionale delle aziende definitivamente confiscate emerge il netto primato della Sicilia (45 imprese), seguita dalla Calabria (25) e dalla Campania (24).

La stessa classifica - precisano Coldiretti/Eurispes - si ripropone quando si prendono in considerazione i terreni definitivamente confiscati alle mafie nel 2012: ben 1.440 in Sicilia, 502 in Calabria e 430 in Campania. Invece, prendendo in considerazione il numero delle macchine agricole definitivamente confiscate, e' la Campania a registrare il valore piu' alto con ben 86 dispositivi. Con valori piu' bassi seguono la Lombardia dove sono state confiscate 10 macchine agricole, le Marche e la Sicilia (entrambe con 2 macchinari sequestrati), per un totale complessivo di 100 macchine agricole confiscate. L'agricoltura e la filiera agroalimentare rappresentano dunque una destinazione privilegiata per gli investimenti della criminalita' organizzata perche' ritenuti piu' sicuri in un momento di instabilita' finanziaria, ma anche perche' consentono di controllare capillarmente il territorio in zone dove lo Stato e' meno presente. La criminalita' organizzata che opera nelle campagne 'incide piu' a fondo nei beni e nella liberta' delle persone, perche', a differenza della criminalita' urbana, puo' contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili. Si tratta dunque di lavorare - sottolinea la Coldiretti - per il superamento della situazione di ''solitudine'' invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi pubblici, dalle scuole agli ospedali, e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la pubblica amministrazione, perche' la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell'azione di repressione della criminalita'. com-rba/mau

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