giovedì 08 dicembre | 23:41
pubblicato il 23/feb/2012 16:51

Lusi/ Verso chiusura indagini pm Roma su ammanco 13 milioni

Vertice a piazzale Clodio rispetto ad ulteriori 'storni'

Lusi/ Verso chiusura indagini pm Roma su ammanco 13 milioni

Roma, 23 feb. (askanews) - Sono praticamente finiti gli accertamenti sull'ammanco di circa 13 milioni di euro che il senatore Luigi Lusi ha operato dal bilancio della Margherita. I magistrati della Procura di Roma ritengono che il materiale probatorio acquisito, anche alla luce delle dichiarazioni dell'ex tesoriere del partito "prima elusive e poi ammissive", sia già sufficiente per definire il quadro per quanto riguarda le società TTT e Paradiso Immobiliare, attraverso cui sono stati acquistati l'appartamento al centro di Roma, in via Monserrato, e la villa a Genzano. Questi dati sono emersi nel corso di un vertice che si è tenuto oggi a piazzale Clodio tra il procuratore aggiunto Alberto Caperna, il pm Stefano Pesci e gli ufficiali del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, diretto dal generale Virginio Pomponi. Chi indaga sta valutando, in questa fase, se operare o meno uno stralcio del procedimento. Gli accertamenti e le verifiche stanno andando avanti a partire dalle centinaia di assegni bancari utilizzati da Lusi nell'ambito di una movimentazione totale di almeno 60 milioni di euro dal 2007 fino al 31 dicembre 2011. "Ogni giorno che passa, la situazione sembra farsi più complessa", è stato ammesso. I magistrati per questo non escludono che a breve possa essere messo in calendario un nuovo interrogatorio di Lusi. "Ma prima bisogna capire il significato di tutte le cifre", si ribadisce. "Stiamo facendo luce sulle movimentazioni delle somme di denaro più ingenti". E sarebbero molti gli "storni" in cui accanto, per il momento, c'è solo un punto interrogativo. Secondo quanto si è appreso chi indaga, a fronte del sequestro delle quote societarie di Lusi disposto dal gip la scorsa settimana, non avrebbe comunque intenzione di convocare alcuni soggetti citati dal giudice nella sua ordinanza, a partire dall'ex presidente del consiglio superiore per i lavori pubblici Angelo Balducci (sotto processo per gli appalti del G8) per arrivare a Giuseppe L'Abbate, ex dirigente di Grandi Stazioni.

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