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pubblicato il 29/nov/2013 15:54

Lavoro: Acli colf, da welfare familistico a sostegno per le cure in casa

Lavoro: Acli colf, da welfare familistico a sostegno per le cure in casa

(ASCA) - Roma, 29 nov - ''Il lavoro di cura in Italia e' una derivazione del lavoro domestico che, nel corso del tempo, ha assunto una valenza socio-sanitaria fino a divenire un sistema di cura privato erogato presso l'abitazione della persona assistita''. Lo ha affermato Raffaella Maioni, responsabile nazionale delle Acli Colf, nel seminario che si e' tenuto a Roma sul tema ''Il lavoro di cura nel welfare che cambia. Antiche sapienze e nuova professione'', con il quale si e' aperta oggi l'assemblea congressuale delle Acli Colf, che proseguira' fino a domenica.

''In questi anni - ha proseguito Maioni - e' sorto un welfare familistico, fai-da-te, che ha visto come protagonisti principali le famiglie datrici di lavoro e le lavoratrici straniere nel vuoto delle politiche pubbliche per i servizi alla famiglia''.

In base ai dati Inps sui rapporti di lavoro regolarmente registrati, nel 2011 in Italia si contano oltre 881mila lavoratori impegnati nel settore del lavoro domestico. Di questi l'80,3% (ca. 707mila) e' di origine straniera (nel dettaglio, gli extracomunitari sono il 55,1%, ca. 486mila), mentre i restanti 173mila lavoratori sono di origine italiana. Si pensi - sottolinea il comunicato - che solo nel 2001 i lavoratori del settore erano ca. 270mila. In un decennio il lavoro domestico e' esploso, triplicando il numero di addetti al settore.

La responsabile delle Acli Colf ha quindi avanzato la richiesta ''di una maggiore integrazione del lavoro domestico e di cura con i servizi sociali, e con le politiche sociali.

Cio' darebbe anche un contributo all'emersione dal nero del lavoro domestico e di cura''.

Vista la numerosa presenza tra le collaboratrici domestiche di persone di nazionalita' ucraina, il presidente delle Acli, Bottalico, ha commentato anche la mancata firma a Vilnius da parte della repubblica ex sovietica dell'accordo di associazione con l'Unione Europea, come fatto, invece, dalla Georgia e dalla Moldavia: ''Sarebbe un errore porre l'Ucraina di fronte ad una falsa alternativa tra la scelta di un rapporto con l'Unione europea o con la Russia. L'Ucraina come paese cerniera tra l'Est e l'Ovest ha invece bisogno del rapporto con entrambi questi mondi per il suo sviluppo.

Russia e Unione Europea - ha concluso Bottalico - non sono alternative ma complementari''.

com-stt/mpd

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